INSIDE OUT di Pete Docter e Ronnie del Carmen (2015)

Inside Out (film 2015) - Wikipedia

Venti anni fa, si presentarono agli occhi del mondo con il loro primo lungometraggio (Toy Story) lasciando il segno nel cuore e negli occhi di molti, ma soprattutto lanciando una sfida a se stessi: raggiungere l’infinito, anzi, andare oltre.

Lungo una carriera straordinaria, la Pixar ha provato a vincere tale scommesso conducendo il suo pubblico dalle profondità della terra (A Bug’s Life) e del mare (Alla ricerca di Nemo) alle immensità dello spazio (Wall-E), passando attraverso le avventure di un cuoco pasticcione (Ratatouille), una famiglia di supereroi (Gli Incredibili) e provando ad immaginare mondi paralleli popolati da mostri (Monsters & Co.). Ora, dopo due anni di assenza dagli schermi di tutto il mondo (fatto questo particolarmente sorprendente in quanto la casa d’animazione è sempre stata solita rilasciare una pellicola ogni anno), i geni della casa californiana tornano con un ultimo (e forse definitivo) lavoro che in qualche modo sembra riuscire a vincere la sfida di cui sopra.

Infatti cosa c’è di più in(de)finito delle emozioni umane? Dove risiedono? Da dove nascono? Come si comportano? Questi sono i difficilissimi temi affrontati da Inside Out, un progetto ambizioso più che mai, ma capace di lasciare il segno, profondamente, grazie alla sua fantasiosa e originale creatività.

La storia è tra le più banali: una bambina di undici anni deve seguire i suoi genitori nel trasloco in un’altra città. Dovrà ambientarsi e cercare nuove amicizie abbandonando le vecchie. Una situazione stressante e difficile da gestire per tutti. Ma chi potrà mai immaginare cosa si cela all’interno di un essere vivente durante questo processo?

Ecco allora che Pete Docter (con la co-regia di Ronnie del Carmen) decide di condurci in un fantasioso e coloratissimo viaggio nella mente e nel cuore di tutti noi. Inside Out è un ottovolante pirotecnico capace di sbalordire a ogni minuto per l’efficacia e la genuinità delle sue trovate. Si ride tanto, ci si commuove di più. Senza mai abbandonare il tatto delicato e ironico che contraddistingue lo stile del suo cinema, Docter costruisce un’allegoria perfetta e calzante che sarà in grado di lasciare a bocca aperta i più grandi così come i più piccoli. La pellicola sa benissimo dove vuole arrivare e sa per certo che il messaggio da trasmettere non è assolutamente tra i più semplici (avevate mai provato a pensare che a volte la tristezza può rivelarsi una carta a favore per la vostra vita?).

Eppure, insistendo con un ritmo incalzante dal primo all’ultimo minuto, grazie a invenzioni originali e azzeccatissime (Bing Bong è un personaggio superbo, gli scenari inventati calzano a pennello) e soprattutto avvalendosi di una maestria cinematografica senza eguali (la sequenza del treno o la “guerra” mentale della cena in primis), Pete Docter si accorge che il mirino di Buzz Lightyear non è più da puntare lassù tra le nuvole (suo, tra l’altro, Up), ma dentro ognuno di noi.

L’infinito è stato raggiunto, ora c’è da attendere (fiduciosi) per l’oltre. Complimenti.

 

Voto: 4/4