INTO THE WOODS di Rob Marshall (2014)

into the woods

Con la trasposizione cinematografica del musical di Broadway Chicago, Rob Marshall, nell’ormai lontano 2002, era riuscito a imprimere una visione derivativa, ma egualmente forsennata, incisiva e rutilante dello spettacolo originato da Bob Fosse. I film che hanno fatto seguito, purtroppo, non si sono mai rivelati all’altezza delle aspettative. Solo per citarne uno: Nine (ulteriore trasposizione di un altro grande successo di Broadway), nonostante l’ottimo cast, è forse il peggior film mainstream degli ultimi dieci anni. Si pensava, tuttavia, che Marshall fosse la persona più adatta a ridurre per il grande schermo Into the Woods, musical di culto firmato nel 1986 dal leggendario Stephen Sondheim. L’ex coreografo, va da sé, porta il mestiere. È un uomo di talento che conosce Broadway, che sa girare con una certa sicurezza e che, soprattutto, sa dirigere gli attori.

Il più grosso problema di Into the Woods, purtroppo, è la sua costruzione, a partire dal goffo numero d’overture, che dà il titolo al film in cui si incontrano tutti i personaggi – ispirati alle fiabe di Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e il fagiolo magico, ma non solo. C’è spazio anche per la vicenda di una perfida strega (Meryl Streep) che lancia una maledizione d’infertilità a un fornaio (James Corden) e alla sua dolce moglie (Emily Blunt) , costringendoli a interagire con i principali protagonisti di alcuni dei racconti più amati della tradizione occidentale.

Into the Woods si muove in claudicante equilibrio tra la melassa del buonismo e, elemento forse ancor più fastidioso, il sovvertirsi a ogni costo della stessa (soprattutto a partire dalla seconda metà dell’opera). Tra gigantesse che corrono dal cielo, Cenerentole anomale, e vaghi rapporti extra-coniugali, il musical è un ibrido poco eccentrico e indigesto, che non si nega – va detto – più d’un momento d’autoironia, ma che resta troppo serioso in diversi punti del suo svolgimento. Marshall dirige diligentemente, ma senza guizzi: ha per le mani una “materia” molto amata dagli americani, e sa di non potere osare più di tanto.

Il comparto personaggi – effettivamente nutritissimo – non riesce a soddisfare pienamente; ma fa piacere vedere caratteriste di lusso come Christine Baranski (la matrigna di Cenerentola), Lucy Punch (una delle sorellastre) e Tracey Ullman (la madre di Jack) alle prese con una produzione importante e di successo (il film, uscito negli USA a Natale, ha avuto un buon riscontro al botteghino).

Il musical, produzione disneyana di punta, è però eccessivamente lento; nessuna canzone è realmente trascinante, il ritmo è farraginoso, gli attori – Streep compresa – impacciati e soffocati da Autotune. Depp fa se stesso, per l’ennesima volta, ma perlomeno appare poco, e il suo gigionismo da lupo cattivo è relegato ai margini di uno screen-time minimo. Per fortuna, verrebbe da dire. Ma gli si vuole ancora molto bene.

Voto: 2/4