Jane by Charlotte di Charlotte Gainsbourg, la recensione

Jane by Charlotte. La recensione del documentario

Nascere da due superstar idolatrate in Francia e in tutto il mondo come Serge Gainsbourg e Jane Birkin non è un’eredità facile, ma il bello di Charlotte Gainsbourg è la sua capacità di aver costruito una carriera intorno e nonostante questo fardello, da figlia d’arte rispettosa e antidiva eclettica. L’esordio alla regia dell’attrice e cantante francese va necessariamente a confrontarsi con tale eredità ed è un commosso omaggio a mamma Jane, che si racconta attraverso lo sguardo della figlia in questo documentario davvero intenso ed emozionante.

Diciamolo subito: solo una famiglia di personaggi così avvezzi all’entertainment e al tempo stesso anticonformisti si esporrebbe così tanto, mostrando il proprio privato (drammi compresi) e raccontando un rapporto madre-figlia che letteralmente prende vita davanti alla telecamera. In Jane by Charlotte il divismo così come ce lo immaginiamo è accantonato, messo da parte; al contrario, il documentario ci immerge in una narrazione semplice, realista, profondamente intima, attraverso una serie di incontri tra le due in cui la Birkin (in viaggio o fra le mura di casa) racconta la sua carriera e soprattutto la sua vita. L’immersione è totale, senza sconti: la star anglo-francese parla dei suoi amori (soprattutto i due più grandi, con John Barry e Serge Gainsbourg) e del suo lavoro, ma anche di argomenti delicati come la malattia, l’età che avanza, la tragica morte della figlia Kate Berry (suicida nel 2013). C’è poi una sequenza particolarmente toccante che mostra la visita di Jane alla casa-museo di Serge Gainsbourg, che innesca una serie di ricordi del passato.

Più che la diva emerge la madre, la donna che ammette di aver paura della vecchiaia, una Jane che si svela nelle sue fragilità. Soprattutto, il film è la rivelazione continua del rapporto tra Jane e Charlotte, che forse solo attraverso il confronto di questo tributo cinematografico riescono davvero a parlare l’una all’altra, a manifestare il loro amore reciproco. La Birkin, dopo aver girato alcune scene in Giappone, aveva interrotto il progetto per due anni, convinta che fosse troppo personale. Poi ha cambiato idea e il lavoro è continuato, consegnandoci questo ritratto realizzato da un punto di vista privilegiato, che ci rende un po’ voyeur nei confronti di queste celebrità ma è anche disarmante per la sua purezza e sincerità.

Voto: 2,5/4