JUPITER – IL DESTINO DELL’UNIVERSO di Andy e Lana Wachowski (2015)

jupiter

Intorno a Jupiter – Il Destino dell’Universo, nuovo blockbuster dei fratelli Wachowski, aleggiava, usando una metafora metereologica, una bassa pressione che non faceva pensare a nulla di buono. Danneggiato già in partenza da una serie di problemi di pre-produzione, con Natalie Portman e Rooney Mara che hanno rifiutato il ruolo di protagonista, l’ultimo lavoro dei registi di Matrix e Cloud Atlas è poi rimasto bloccato per più di un anno in post-produzione, con il primo trailer uscito addirittura nel lontano dicembre 2013 e con l’uscita in sala poi progressivamente rimandata fino ad oggi, febbraio 2015, lasciando intuire che ci sia stato più di un intervento sul final-cut da parte dei produttori, scontenti del lavoro presentato dai due fratelli.

I sospetti, difatti, si sono rivelati fondati e, vista l’entità del disastro, viene da chiedersi (come stanno già facendo in America) se Lana e Andy Wachowski riusciranno in futuro ad avere ancora accesso ai fondi per girare un film con le Majors.

Il soggetto, scritto a quattro mani dai due registi, racconta la storia di Jupiter (Kunis), sfortunata russa emigrata in America, che per lavoro pulisce i bagni altrui. La ragazza, depressa e disillusa, scoprirà di essere al centro di una complicatissima faida intergalattica, essendo una discendente della onnipotente famiglia degli Abrasax, sorta di nobili interstellari. Questi hanno bisogno della sua firma genetica per poter mettere le mani sulla Terra e dare vita ad una “mietitura” di corpi umani che permetterebbe loro di continuare a vivere in eterno. In aiuto di Jupiter e dei terresti arriverà Caine (Tatum), un “licatante” (sic), guerriero interplanetario creato in laboratorio dalla fusione di un umano e un lupo.

Probabilmente, nell’anno di travagliata post-produzione che ha accompagnato il film, la Warner ha tagliato con l’accetta ampie fette di materiale e ha poi riassemblato tutto d’urgenza cucendo alla cieca, perché la sceneggiatura di Jupiter è quanto di più scriteriato e sforacchiato Hollywood abbia offerto negli ultimi 5/10 anni: personaggi che appaiono e scompaiono, battaglie inspiegabili, riferimenti ad avvenimenti precedentemente non citati, continui inciampi nel ritmo e nello storytelling; il film dei Wachowski porta i segni di un pessimo lavoro innanzitutto nella sua ossatura, ossia nella sua scrittura. I problemi, però, non si fermano qui, perché, portando agli estremi un difetto che da sempre ha caratterizzato il loro cinema, i due fratelli schiacciano la già fragile trama sotto un ammasso di esuberanza visiva che soffoca il film, comprese le scene d’azione.

Lo stile visivo adottato è una frittata indigeribile di Neo-gotico, post-punk, il Terry Gilliam più deteriore, Final Fantasy e il Super Mario con Bob Hoskins, in una dimostrazione di mancanza di gusto così sconsiderata da suscitare quasi simpatia. L’unica sequenza leggermente interessante, inoltre, ossia quella con gli “alieni burocrati”, è vergognosamente copiata dal cult Guida Galattica per Autostoppisti di Garth Jennings. Per quanto riguarda, invece, l’apparato simbolico e tematico del film, sempre interessante nelle opere dei due autori, che hanno perennemente cercato di lanciare messaggi politici incendiari attraverso le loro opere mainstream, siamo di fronte ad un notevole auto-plagio: come non vedere, infatti, negli essere umani ridotti a cavie inseriti in macchinari-alveare e nella “mietitura” di corpi un facile riaggiustamento del plot di Matrix? Niente da fare, infine, anche per le scene d’azione: caotiche, incomprensibili, ricolme di luci e montate in modo frenetico, le sequenze di battaglia sono tra le più brutte e meno coinvolgenti che il cinema di fantascienza recente ricordi. Se non fosse un blockbuster costato 175 milioni di dollari, potrebbe diventare uno scult, ma è solo un disastro cinematografico e, con ogni probabilità, commerciale.

Voto: 1/4

Michele Chighizola