Kinds of Kindness di Yorgos Lanthimos, la recensione

di Valeria Morini

Siamo di fronte a uno dei film più cool di Yorgos Lanthimos o è solo un divertissement girato per rilassarsi durante la post produzione del premiatissimo Povere creature!? Kinds of Kindness sta facendo discutere dalla presentazione in concorso a Cannes 2024, dimostrandosi un film decisamente più divisivo rispetto agli equanimi apprezzamenti ricevuti dal predecessore.

Il regista greco abbandona i corsetti indossati dalle protagoniste del già citato Povere creature! e de La favorita, i due titoli che lo hanno definitivamente consacrato negli Usa, per proporci un film sulla manipolazione suddiviso in tre episodi e ambientato nell’America contemporanea, anche se l’affascinante fotografia dai colori saturi di Robbie Ryan ricorda molto gli anni ’70-’80.

Dalla intro martellata dalla voce di Annie Lennox con Sweet Dreams all’ormai iconico balletto di Emma Stone sulle note di Brand New Bitch di COBRAH, si snodano le storie The Death of R.M.F, R.M.F. is FlyingR.M.F. Eats a Sandwich, tutte interpretate dai medesimi attori e attrici: Emma Stone, Jesse Plemons (premiato come miglior attore a Cannes), Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau, Mamoudou Athie, Joe Alwyn.

Gli interpreti sono impegnati a impersonare personaggi differenti, ma il R.M.F. dei titoli e diversi altri dettagli ricorrenti rendono gli episodi legati tra loro in un corto circuito narrativo dove il fil rouge, come dicevamo, è il potere manipolatorio: quello di un capo-mentore dalle richieste assurde, di un marito convinto che la moglie sia stata sostituita da una copia identica, di una setta in cerca di una donna dai poteri messianici. Sono però le vittime ad avere un ruolo attivo nel rafforzare la loro posizione di sottomessi, in una black comedy che non si prende troppo sul serio ma parla di fanatismo e autodistruzione con toni che vanno dal surreal-grottesco al pulp non privo di elementi truculenti.

Film ironico ma allo stesso tempo disturbante e contraddistinto da un sadico cinismo, Kinds of Kindness è un semplice esercizio di stile? Sicuramente è un ritorno alle origini e ai primi film di Lanthimos (non a caso al suo fianco in sede di scrittura c’è il sodale Efthymis Filippou), in cui il cinefilo regista greco strizza l’occhio ai Maestri, da Lynch all’amato Kubrick (la colonna sonora ricorda in alcuni punti quella di Eyes Wide Shut) ma al tempo stesso conferma il suo stile autoriale fortemente personale. Un film che gioca fortemente sullo shock dello spettatore (ma in modo meno fine a se stesso di quanto si potrebbe pensare) e si fa forte di un’iconografia capace di imporsi in modo istantaneo sui social: pensiamo a elementi già cult come la sfrecciante Dodge Challenger viola guidata da Emma Stone al chiacchieratissimo “corto” in B/N con i cani, senza dimenticare i titoli di testa, forse ispirati a Videodrome di Cronenberg (fatevi un giro su YouTube e troverete dozzine di trailer di film celebri “rifatti” nello stile di Kinds of Kindness).

Probabilmente ci troviamo di fronte a un Lanthimos “minore” e meno ambizioso di altri suoi titoli, ma anche a un film godibilissimo e affascinante, ottimamente interpretato da tutto il cast in cui spiccano un bravissimo Plemons e, di nuovo, la splendida “musa” Emma Stone.

⭐️⭐️ 1/2