KINGSMAN: SECRET SERVICE di Matthew Vaughn (2014)

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La carriera di Matthew Vaughn è ormai profondamente intrecciata con il mondo dei fumetti. Dopo aver diretto il primo prequel degli X-Men (X-Men – L’inizio) e l’adattamento cinematografico di Kick-Ass, l’autore inglese torna ora dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo un altro lavoro nato in prima istanza per le nuvole parlanti, Kingsman: Secret Service, lavoro scritto dal celeberrimo Mark Millar a partire da un soggetto ideato proprio dallo stesso Vaughn. Il film è un adattamento abbastanza fedele e sembra avere qualche marcia in più rispetto ai precedenti titoli del regista.

Kingsman: Secret Service infatti è una pellicola che non si prende mai sul serio (e sarà proprio questo il suo vero punto di forza), dimostrandocelo sin dalla primissima inquadratura in cui l’alto tasso di “tamarreide” e di ironia sembrano essere gli ingredienti principali di un piatto colorato, divertente, frenetico e chiassoso al punto giusto. Il film e, prima ancora, il fumetto non sono ambientati nel mondo dei supereroi, ma in quello dello spionaggio. L’obiettivo a cui la pellicola sembra mirare è proprio quello di realizzare una farsa teenager delle celebri saghe di agenti segreti, 007 in primis. Sono troppi gli elementi che rimandano a quella sfera, a cominciare da una collocazione geografica del tutto british, agli stupefacenti gadget a disposizione dei personaggi, alla miriade di whisky e drink consumati lungo i minuti della pellicola, sino ad arrivare alla caratterizzazione di un antagonista sadico e intenzionato all’ennesima estinzione di massa del genere umano.

Le svolte narrative e la struttura del racconto sono classiche e, se vogliamo, alquanto banali: il protagonista (Taron Egerton) è il solito emarginato sociale che non si immaginerebbe mai di diventare uno dei migliori agenti segreti della piazza, la scuola di spie (che ricorda molto il campus degli X-Men) sarà una lunga gara a ostacoli in cui dovrà vedersela con bulli disposti a tutto per fargli le scarpe, il consiglio dei veterani saggi non è poi così tanto limpido e sincero, l’estinzione di massa architettata da Samuel L. Jackson e dalla sua letale e fedele spalla (Sofia Boutella) è basata sulle nuove tecnologie che rendono schiavo l’uomo, ecc. Ma è proprio questo stereotipo che il regista vuole ricreare per andare poi a lavorare su una sorta di parodia che ne rinvigorisca i tratti essenziali leggendoli e presentandoli in chiave più comica e spensierata.

Lo stile scanzonato che Vaughn adotta per narrare la storia rende la visione piacevole, divertente (si ride molto) e godibile. Senza voler raggiungere alcuna vetta autoriale o artistica, il film funziona proprio perché si prende alla leggera, avvalendosi di un cast di grande richiamo (il già citato Samuel L. Jackson, Marc Strong, Michael Caine, Colin Firth), messo però alla berlina e al servizio della storia, e di trovate del tutto pop e grossolane (come la sequenza dell’esplosione delle teste a ritmo di musica classica) coerenti con il clima e l’atmosfera che la pellicola mira a ricreare.

Insomma, Kingsman: Secret Service è un divertissement genuino, nulla di più. Tenere lontano dalla portata degli adulti.

Voto: 2,5/4