L’UNIVERSALE di Federico Micali (2015)

 

Trent’anni di storia di un’Italietta allegra e genuina vissuti attraverso l’epopea dell’Universale, celebre sala cinematografica di Firenze che dai Sessanta al 1989 fu simbolo di anarchia, spirito goliardico, grandi proiezioni d’autore. Il 45enne Federico Micali, con un passato da prolifico documentarista, attinge ai racconti ascoltati dalle “varie generazioni che si sono alternate su quelle scomode poltroncine di legno” – già utilizzati per il doc Cinema Universale d’Essai – e traccia il suo personale Nuovo Cinema Paradiso in una storia di formazione sbrindellata ma sincera, densa di ironica nostalgia per i liberi e anticonformisti Seventies (il film, uscito ad aprile, è circolato in un numero limitato di sale e sullo streaming di Mymovies).

Tra spinelli e motorini lanciati tra le poltrone del cinema, trip lisergici e fermenti politici, atmosfere hippie e punk, coloriti neologismi coniati dal pubblico e spezzoni di Kurosawa e Bertolucci (con il grande scandalo Ultimo tango a Parigi eretto a simbolo di un’era), L’Universale rilegge un passato che è impossibile non rimpiangere, filtrato dallo sguardo del protagonista Tommaso (interpretato dal Francesco Turbanti già visto nel sottovalutato I primi della lista, altro viaggio a ritroso negli anni Settanta), testimone immobile dei cambiamenti laddove i comprimari Marcello (Robin Mugnaini) e Alice (Matilda Lutz) ne sono vittime.

Micali parte da lodevoli intenzioni e grandi modelli cinematografici (si potrebbero citare Forrest Gump e tutto il filone coming of age d’epoca, compresi titoli nostrani da La meglio gioventù a Radiofreccia) ma il suo lavoro finisce soffocato dagli enormi limiti produttivi, che fanno del film un prodotto derivativo, spesso superficiale e dall’impianto televisivo, nonostante la freschezza degli attori e delle guest star di lusso (Paolo Hendel, Vauro) e qualche guizzo in una seconda parte molto meno macchiettistica. La pellicola si chiude nei decadenti anni Ottanta, quando “le manifestazioni non sono più di moda” e la televisione ha preso il posto del cinema nel cuore degli italiani. E la gloriosa sala d’essai lascia spazio a una discoteca, pietra tombale che chiude un’epoca definitivamente tramontata. 

Voto: 2/4