L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO di Matt Brown (2015)

L'uomo che vide l'infinito (2015) Matt Brown - Recensione | Quinlan.itL’uomo che vide l’infinito – tratto dall’omonima biografia  di Robert Kanigel – racconta la vera storia di Srinivasa Ramanujan (Dev Patel, noto al grande pubblico per The Millionaire), giovane genio della matematica nato e cresciuto in povertà a Madras e ammesso nel 1914 all’Università di Cambridge grazie alle sue sensazionali e imprevedibili scoperte. Qui Ramanujan verrà accompagnato nel proprio percorso da Godfrey Harold Hardy (Jeremy Irons), professore anticonformista che gli farà da mentore, ma dovrà anche fare i conti con la diffidenza di buona parte del corpo docenti e le discriminazioni razziali e classiste.

Nonostante non mancassero i fattori per un prodotto quantomeno stimolante, L’uomo che vide l’infinito ha scelto di confondersi nella moltitudine dei biopic più tradizionali, servendosi di una narrazione lineare e prevedibile e farcendo di eccessivo pathos i momenti più drammatici e rivelatori della pellicola, a tal punto da far perdere loro ogni credibilità e significato, anche quando profondo.

La contrapposizione fra i due protagonisti costituisce certamente uno spunto interessante: da un lato Hardy, matematico occidentale e ateo, fedele al solo metodo scientifico e dimostrativo; dall’altro Ramanujan, che concepisce la propria vocazione naturale per i numeri come missione voluta dagli dei, come parola rivelata che non necessariamente esige una dimostrazione pratica. Due menti opposte che si congiungono in una collaborazione tanto contrastata quanto fruttuosa, alla cui evoluzione non viene purtroppo dedicato lo spazio meritato.

La matematica, vista nella giusta luce, possiede non soltanto verità ma anche suprema bellezza”.

Con questa frase di Bertrand Russell si apre il film, il che lascerebbe ragionevolmente pensare che si voglia andare a scavare nel mondo della matematica da una prospettiva del tutto nuova: artistica, estetica, sacra. Peccato ci si sia limitati ad uno scavo di superficie.

Voto: 1,5/4

Viola Franchini