LA BATTAGLIA DEI SESSI di Jonathan Dayton e Valerie Faris (2017)

 

1973: la campionessa di tennis Billie Jean King (Emma Stone) assieme ad alcune colleghe, inizia a richiedere un trattamento paritario e uguali premi in denaro tra gli tennisti uomini e donne. Snobbata dalla federazione, Billie Jean crea un proprio tour per promuovere il tennis femminile e l’uguaglianza di diritti nello sport tra uomini e donne, suscitando l’interesse dell’eccentrico ex campione Bobby Riggs (Steve Carell) che decide di sfidare la King in una partita per ribadire la superiorità maschile contro quella femminile. Tratto dalla storia vera del celebre incontro di tennis conosciuto come “La battaglia dei sessi” avvenuto il 20 settembre 1973 tra la giovane campionessa Billie Jean King e l’ex campione cinquantenne Bobby Riggs, La battagla dei sessi è il terzo film diretto dalla coppia di registi composta  da Jonathan Dayton e Valerie Faris, cinque anni dopo la precedente commedia Ruby Sparks nel 2012 e Little Miss Sunshine nel 2008. 

Jonathan Dayton e Valerie Faris imbastiscono sulla vera vicenda della famosa partita un biopic sportivo e commedia drammatica ambientato nel 1973, sfruttando una messa in scena curata nel ricostruire con dovizia un po’ patinata l’immaginario dell’epoca, appoggiandosi a una regia canonica, che pare soprattutto voler contare sul suo cast e sui suoi elementi di scrrittura.

Un po’ film che segue l’andamento del dramma sportivo e un po’ dramedy da cinema indipendente, La battaglia dei sessi prova a uscire dagli stilemi di genere attraverso l’identità da cinema sui diritti civili, in un film che parla d’uguaglianza e di parità sociale tra uomini e donne nello sport e nella vita, citando e flirtando un po’ banalmente con il contesto storico, dal movimento femminista alla rivoluzione sessuale. La battaglia dei sessi però sembra non offrire molto altro della sua anima civile un po’ stantia e ridondante, in un film in cui tutto è corretto e nulla è fuori posto. Si prova anche a dare uno spessore più ampio ai due protagonisti (ottimamente interpretati dalla coppia  Emma Stone e Steve Carell), raccontandone le lotte private oltre che di campo, ma gli accenni all’identità sessuale della King e i problemi nelle scommesse di Riggs appaiono più lungaggini che vere aggiunte al film. Così la sceneggiatura realizzata da Steven Beaufoy, nonostante vivi di un discreto ritmo, risulta purtroppo muoversi su binari ampiamente prevedibili, con un film che non regala guizzi e che pare essere impostato sul pilota automatico.

Voto: 2/4