LA FAMIGLIA FANG di Jason Bateman (2015)

 

Ci sono milioni di banali genitori al mondo che riversano le proprie ambizioni frustrate sui figli, pretendendo che realizzino quei sogni perduti di diventare calciatore o ballerina. E poi ci sono i Fang, che trasformano la propria famiglia in un’installazione artistica a tempo pieno, causando profondi traumi e disagio nei propri discendenti.

Seconda prova alla regia per l’attore Jason Bateman (dopo Bad Words del 2013, inedito in Italia), La famiglia Fang è un ritratto più amaro che dolce su una disfunzionalità familiare fuori dal comune ma non meno dannosa: spinti dalla forza creativa e distruttrice a un tempo del padre-padrone Caleb (un sardonico e cinico Christopher Walken), i fratelli Baxter (Jason Bateman da adulto) e Annie (Nicole Kidman da adulta) hanno trascorso l’infanzia e l’adolescenza a fingere di essere qualcun altro, improvvisando sorte di candid-camera pubbliche, filmate per il beneficio dei posteri. Una giovinezza sicuramente atipica ma anche anaffettiva, schiacciati da una figura paterna egocentrica totalmente concentrata sulla propria balzana carriera e ignorati sostanzialmente da una madre (Maryann Plunket) troppo succube del marito narcisista per poter dire la propria. Una volta cresciuti, Annie e Baxter si troveranno a confrontarsi con lo scomodo modello familiare, riconoscendo nella egoistica follia del padre la causa dei propri disagi e ritrovandosi, nuovamente, a far fronte agli esperimenti artistici dei genitori.

Un film non totalmente riuscito, che ha nella forza dirompente dei dialoghi (meglio se ascoltati in originale) e nella figura schiacciante di Caleb i suoi punti di interesse principali, ma che si ripiega un po’ troppo sulle dinamiche domestiche dei Fang. Più interessante sarebbe stato forse spostare il fulcro della riflessione sul significato del performing act inteso come tale negli anni delle avanguardie contrapposto al vuoto pneumatico dell’instant video condiviso sui social, ossessione della contemporaneità, privato di ogni afflato artistico e caricato esclusivamente dell’aspetto narcisistico.

Buone le performance dei protagonisti (bene soprattutto la Kidman, più sobria e sottile del solito), un po’ incerta ma tutto sommato presente la mano del regista: l’impressione generale è che Bateman possa crescere come autore, anche se non va dimenticato che lo spunto (interessante) del soggetto proviene dall’omonimo romanzo di Kevin Wilson.

Voto: 2/4