La famiglia Leroy di Florent Bernard, la recensione

di Valeria Morini

I Leroy sono una famiglia come tante: imperfetta, litigiosa, con un’evidente scarsità di dialoghi sia tra moglie (Charlotte Gainsbourg) e marito (Josè Garcia) che tra i genitori e i due figli adolescenti (Lili Aubry, Hadrien Heaulmé). Proprio per questo sono autentici, genuini, adorabili.

Il film di Florent Bernard è un road movie con spostamenti limitati e un viaggio soprattutto interiore per raccontare un nucleo famigliare contemporaneo, un film sul dialogo e sull’amore che può cambiare e prendere nuove forme.

A creare lo scossone in casa Leroy è Sandrine: evidentemente infelice e frustrata, si decide a chiedere la separazione al marito Christophe. Non sembrano esserci tradimenti o problematiche gravi, semplicemente è venuto meno l’innamoramento. Se i due figli sembrano tutto sommato accettare di buon grado la situazione, già alle prese coi rispettivi problemi adolescenziali, per Christophe è un fulmine a ciel sereno. L’uomo propone allora di trascorrere un weekend fuori porta tutti insieme, in un ultimo tentativo di tenere insieme la famiglia tornando sui luoghi dei loro ricordi.

Bernard sceglie una tematica comune, già raccontata mille volte sullo schermo, ma lo fa con una leggerezza davvero piacevole che rende una storia in apparenza dolorosa quanto banale in un concentrato di umorismo, situazioni tragicomiche e assurdità quotidiane.

Tutto è sghembo e malriuscito in La famiglia Leroy: il viaggio è un disastro, i protagonisti sono un tripudio di goffaggine, manca il respiro catartico dell’on the road. Eppure al contempo tutto è autentico, non ci sono buoni o cattivi, ragione o torto. La chiave del film è la semplicità, la purezza della nostalgia (vedi l’inizio che racconta vent’anni di matrimonio attraverso una manciata di messaggi in segreteria), l’importanza dei ricordi che non possono essere cancellati dalla fine dell’amore. E Charlotte Gainsbourg e José Garcia sono semplicemente bravissimi.

Voto: ★★½/☆☆☆☆