LA FINE DEL MONDO di Edgar Wright (2013)

la-fine-del-mondo-poster-italianoTroppe aspettative, si sa, conducono quasi inevitabilmente a cocenti delusioni. Ma come non costruirsene di fronte all’ultimo film di Edgar Wright? Classe 1974, aveva emozionato due generazioni di nerd con il pastiche giocherellone Scott Pilgrim VS. the World.

Ma il vero punto di forza del regista britannico era il suo invidiabile gusto per la parodia (evidente anche nel finto trailer Don’t, all’interno dell’operazione Grindhouse): insieme alla strana e inossidabile coppia Simon Pegg-Nick Frost, aveva dato avvio all’improbabile, e finora divertente, Trilogia del Cornetto.

Giocando a stravolgere e irridere gli stereotipi horror, il trio ci aveva regalato uno dei migliori film di zombie di sempre, L’alba dei morti dementi, mentre il thriller d’azione era stato preso selvaggiamente di mira in Hot Fuzz.

 

Lecito quindi attendere con ansia il capitolo conclusivo, La fine del mondo, che si presentava con una trama assai accattivante. Un gruppo di amici si riunisce dopo vent’anni per ripetere un epico tour dei pub del loro paesello d’origine: mentre a diciott’anni non erano riusciti ad arrivare alla fine, raggiungendo il pub chiamato significativamente The World’s End, stavolta sono determinati a farcela. Non hanno però fatto i conti con la vera missione che li aspetta: salvare l’umanità dalla dominazione aliena.

Si parte bene, con un tipico inizio dolceamaro che ricorda un po’ la missione dei fratelli Blues per rimettere insieme la band: l’eterno giovinastro Gary (Simon Pegg) fatica non poco a convincere gli amici, tutti sistemati, a partire per un weekend di bevute e follie. Tra Grande Freddo e Animal House la prima parte scorre abbastanza bene: nostalgie, ricordi, zingarate, vecchi amori, rifiuto di crescere e pinte di birra. Ma non appena entra in scena l’elemento soprannaturale, quello che aspettavamo con ansia, il film si inceppa e si ingolfa in una serie di sequenze ripetitive di lotta tra umani e androidi. Il gruppo lentamente si sfalda e rimane solo la coppia Frost-Pegg, quest’ultimo determinato a finire il suo tour dei pub, nonostante tutto.

Se il cast è in buona forma (bravi come sempre Pegg e Frost, ma anche Martin Freeman, reduce da Lo Hobbit, ed Eddie Marsan, visto recentemente a Venezia 70 con il bel Still Life), altrettanto non si puo’ dire di regia e sceneggiatura, che siedono stancamente sugli allori dei capitoli precedenti, ripetendo svogliatamente situazioni già viste. Un cameo di Pierce Brosnan nei panni dell’ex professore del gruppo non riesce a risollevare le sorti del film.

Un vero peccato per la Trilogia del Cornetto (così chiamata perché in ogni film viene mangiato un cornetto dal colore legato al genere parodiato: rosso per l’horror, blu per il poliziesco e verde per la fantascienza), che finisce così, senza niente da dire, e peccato anche per la fantascienza, che avrebbe meritato una parodia certamente più graffiante.

 

Voto: 2/4

 

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