LA FORMA DELL’ACQUA di Guillermo del Toro (2017)

 

Baltimora, 1962: Elisa (Sally Hawkins) è una ragazza muta che lavora come addetta alle pulizie presso una base di ricerca aerospaziale. Quando una misteriosa creatura acquatica e antropomorfa viene scortata all’interno della struttura per cadere vittima degli esperimenti della NASA e della spietatezza del responsabile della sicurezza Strickland (Michael Shannon), Elisa trova finalmente qualcuno con cui condividere la propria diversità, riuscendo ad infrangerne ogni barriera.

La 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si illumina del romantico abbraccio di The Shape Of Water, ultima favola firmata dal messicano Guillermo del Toro. Il regista si riconferma maestro nel coniugare gli stilemi propri del genere fiabesco con sfumature horror e inquietanti, aggiungendovi inoltre alcuni omaggi riuscitissimi al noir, alla spy story e, anche se in minor misura, al musical. Ci troviamo d’altronde nel pieno della Guerra Fredda e del Toro centra perfettamente il bersaglio scegliendo di ambientarvi una romantica storia d’amore fra emarginati capace di restituire da un lato l’atmosfera promettente e sognante degli anni ’60, dall’altro la nebulosa e insidiosa mostruosità che li contraddistinse. Elisa, interpretata magistralmente da una dolcissima Sally Hawkins, è una principessa incompresa e sperduta che sogna, come in tutte le favole che si rispettino, l’arrivo del suo principe azzurro. E questo principe azzurro chi altro può essere se non un freak, una creatura apparentemente mostruosa (evidenti sono i rimandi a Il mostro della laguna nera e La bella e la bestia) a sua volta incapace di comunicare a parole, ma, proprio per questo motivo, in grado di scrutare nel profondo del cuore della fanciulla dimostrandosi estremamente umana?

Con The Shape Of Water ci troviamo di fronte a un piccolo, delicatissimo e tutt’altro che pretenzioso gioiellino che, pur peccando di uno sviluppo narrativo abbastanza prevedibile, può vantare notevoli punti di forza (da sottolineare, oltre alle performance dei comprimari Michael Shannon, Octavia Spencer e Richard Jenkins, anche la suggestiva fotografia e la coinvolgente colonna sonora composta da Alexandre Desplat), arrivando a sferrare un energico urlo contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso l’ossimorico silenzio condiviso intimamente dai protagonisti.

 Voto: 2,5/4

Viola Franchini