LA FORMA DELLA VOCE di Naoko Yamada (2016)

 

Shoya Ishida è un adolescente che frequenta le medie e che conduce una vita tranquilla tra scuola e amici. Quando nella sua classe arriva una nuova compagna, la ragazza non udente Shoko Nishmiya, Shoya assieme al resto dei compagni inizia a burlarsi e a trattar male la nuova arrivata, schernendola per la sua condizione. Nonostante Shoko provi affetto e tenti di fare amicizia con Shoya, la ragazza è costretta a lasciare la scuola. Anni dopo, Shoya pentito del trattamento riservato alla ragazza cerca di riconciliarsi con lei, facendo i conti col proprio passato. Tratto dal manga di successo A Silent Voice scritto da Yoshitoki Oima, La forma della voce (In Italia al cinema nelle giornate del 24 e 25 ottobre), è diretto dalla regista giapponese Naoko Yamada, al suo terzo film in carriera dopo gli anime inediti K.-on! The Movie e Tamako Love Story, La forma della voce si è rivelato un ottimo successo al box office giapponese, incassando circa 20 milioni di dollari dalla sua uscita in patria nel settembre 2016.

Naoko Yamada realizza un teen drama dai tratti classici e curati, in contrapposizione con la creatività immaginaria delle opere dello Studio Ghibli a favore di un quadro più essenziale nell’immagine. La forma della voce si muove con una notevole tenerezza nei toni, raccontando con grande delicatezza dei sentimenti un racconto di formazione che attraversa più anni della vicenda del protagonista Shoya e del suo rapporto con Shoko. Un po’ teen drama e un po’ coming of age, La forma della voce dipana con equilibrio una storia d’amicizia (e amore, forse…) in divenire, in un film che parla dell’importanza di comunicare le proprie emozioni tra un ragazzo in cerca di redenzione e una ragazza vittima della propria condizione di non poter sentire, e della capacità di rimediare agli errori e ai comportamenti del passato. Nonostante qualche sprazzo di leggerezza ironica, il tono e le atmosfere rimangono su sfumature malinconiche, soprattutto quando La forma della voce si sofferma sui lati più drammatici e complessi di una sceneggiatura che non rifiuta tematiche forti come il bullismo tra ragazzi e l’effetto strascicante che può avere su una vita, e la trattazione neutra e mai esagerata del suicidio come fuga dagli altri e da se stessi.

La forma della voce, che tocca più corde e magari soffre di qualche lungaggine di troppo e qualche forzatura, rimane comunque dentro una propria identità di film che vive su più contrasti: dal pentimento al perdono, alla volontà di andarsene, alla capacità di ripartire e trovare un proprio percorso nella vita, fino alla necessità dei legami e dei rapporti personali per combattere la propria solitudine e gli eventi della vita.  

Voto: 3/4