LA LUCE SUGLI OCEANI di Derek Cianfrance (2016)

 

Presentato alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, esce in sala (preceduto da una discutibile pubblicità di Eagle in occasione della Festa della Donna) La luce sugli oceani, ultima regia di Derek Cianfrance (Blue Valentine, Come un tuono). Deludendo ogni alta aspettativa alimentata dalla presenza della coppia Michael FassbenderAlicia Vikander, la pellicola finisce per suscitare per lo più sbadigli, stiracchiamenti e timidi applausi.

Al termine della prima guerra mondiale Tom Sherbourne (Michael Fassbender) è un reduce sconvolto dal conflitto che decide di nutrire la propria apatia diventando guardiano del faro di Janus, isola sperduta dell’Australia. Sarà l’incontro con la vivace Isabel (Alicia Vikander) a donargli nuovamente la voglia di vivere. Sposatisi, i due coltivano il sogno di una famiglia numerosa, ma due aborti spontanei sconvolgono il loro idillio. Finché un giorno non sopraggiunge a Janus un’imbarcazione alla deriva con a bordo un uomo ormai morto e una neonata: Isabel, profondamente provata dai recenti lutti, intende tenere con sé la piccola, riuscendo a convincere il marito reticente. Sarà l’entrata in scena della vera madre della bambina, Hanna Roennfeldt (Rachel Weisz), a distruggere ogni speranza di un futuro felice.

Tratto dal romanzo di M. L. Stedman, La luce sugli oceani è un drammone tragico e sentimentale tuttavia incapace di trasmettere la profondità e la delicatezza delle tematiche affrontate. La perdita di un figlio, l’amore salvifico nei confronti di una piccola creatura giunta come per volere di Dio, la consapevolezza che la felicità di una madre comporta lo strazio di un’altra: ognuno di questi dolorosi argomenti, perlomeno degni di attenzione, risulta incastrato e oppresso all’interno di una cornice dialogica, sonora e paesaggistica eccessivamente melensa e tanto anonima quanto pesante.

La coppia Fassbender-Vikander offre un’interpretazione sofferta ma un po’ troppo ingessata (la Vikander forse domina maggiormente la scena grazie al viso e all’espressività qui da bambina, qui da madre piegata dal dolore). In ogni caso neanche la chimica e la complicità fra i due (galeotto fu il set) sono riuscite a salvare il film.

Voto: 1,5/4

Viola Franchini