LA NOTTE DEL GIUDIZIO di James DeMonaco (2013)

locandina-notte-del-giudizioBenedetti i nuovi Padri Fondatori che ci permettono la pulizia delle nostre anime.

Benedetta sia un’America risorta.

 

Stati Uniti, 2022. L’economia è in ripresa, la disoccupazione sconfitta, il tasso di criminalità azzerato. Una nuova era è sorta grazie alla Purificazione, ovvero 12 ore annuali in cui ogni tipo di attività criminale diventa legale per permettere alla popolazione di sfogarsi e resettare l’aggressività accumulata. I Sandin (padre [Ethan Hawke], madre [Lena Headey] e due figli [Adelaide Kane e Max Burkholder]) rifiutano la pratica, pur riconoscendone i meriti, e si trincerano in casa in attesa che il Caos abbia fine. Ma gli eventi prenderanno una piega inaspettata che costringerà la famiglia ad adeguarsi alle regole.

 

La notte del giudizio (titolo originale, The Purge), scritto e diretto da James DeMonaco (sceneggiatore di Assault on Precinct 13 e Il Negoziatore), ha ambizioni altissime che virano al sociologico e affronta questioni spinose: il bisogno di istituzionalizzare e codificare la violenza che denuncia le contraddizioni del Mito Americano, già minato alla base da un certo cinema degli anni ’70-’80; le questioni economiche nascoste dietro all’apparente ripristino della pace sociale; il nucleo assediato da un nemico esterno ma ben riconoscibile; l’istinto alla bestialità nascosto in ognuno di noi che vanifica la civiltà di facciata; l’iniqua distinzione tra classi sociali, fonte di ingiustizie e soprusi; la satira al patriottismo targato U.S.A.

 

La necessità di affrontare temi di tale portata è spia di una rinnovata inquietudine e fa rientrare il film nella categoria dell’horror politico alla Craven; al contenuto, però, non corrisponde una forma adeguata. Lo stile è piatto e convenzionale, la tensione latita, gli stereotipi abbondano a scapito di una profondità di analisi: il senso di strisciante disagio che dovrebbe accompagnare la visione non si palesa mai. C’è fastidio, non angoscia. L’impressione è quella di un compito svolto diligentemente ma senza guizzi e con ben poco coraggio.

Cast volenteroso ma spaesato: Ethan Hawke sembra non aver ben compreso lo script, Lena Headey è monoespressiva; più a suo agio Rhys Wakefield nel ruolo del capo della gang di Purificatori, in grado di trasmettere inquietudine rimanendo in scena per una ventina di minuti.

Una grande occasione sprecata.

Voto: 2/4

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