La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, la recensione
di Giulia Pugliese
«Le rivoluzioni sono contagiose, vincendo qui e con ciò che avremmo ottenuto, si poteva cambiare il mondo. Non importa, la nostra ora verrà.» Terra e Libertà
Ritrovare Alina Marazzi alla Mostra del Cinema di Venezia è un piacere, dopo lo straordinario documentario famigliare Un’ora sola ti vorrei, la regista ritorna con un film di finzione, che ha però diversi aspetti documentari e utilizza il materiale d’archivio, quasi imprescindibile dal suo cinema.
La coraggiosa e doverosa scelta di far conoscere al grande pubblico la fotografa di guerra Gerda Taro, che molti considerano e definiscono la compagna di Robert Capa. Ma quello che purtroppo gli stessi non sanno è che tanti scatti attribuiti al grande fotografo americano, che in realtà era ungherese e si chiamava Endre Ernő Friedmann, sono della fotografa. Il film ripercorre ampiamente la vicenda di come, da esuli, i due siano diventati i più grandi reporter di guerra di quel periodo storico. Tra l’altro, è interessante come i due si fossero inventati dei nomi d’arte, come spesso fanno gli artisti contemporanei, per rendersi più attraenti e creare degli pseudonimi che gli rendessero più icone delle persone reali. Il marchio Taro e Capa è anche una grande storia di marketing e di saper vendere i loro prodotti, così politici e di parte, al grande pubblico.
Il lavoro e le ambizioni di Gerda Taro vengono descritte in un ritratto personale, dove il personaggio in parte prevale sulla persona, per raccontarci una ragazza frivola, a cui piace andare a ballare, che ha molti uomini, la cui libertà è la sua forza. Non rendere lei e Capa degli eroi è la mossa vincente per far innamorare lo spettatore di loro, i due fotografi vengono ritratti come dei ragazzi alla ricerca di se stessi e di un mondo più giusto.
La tematica della testimonianza, che poteva essere centrale in altri film sui reporter di guerra, come Civil War, diventa secondaria. La scelta di Gerda Taro e Robert Capa non è solo guardare e imprimere le guerre, ma anche parteggiare per chi combatte per la libertà, aiutare la rivoluzione repubblicana spagnola contro la dittatura di Franco. Perché uno scatto non è mai neutrale, dice la fotografa. In questo senso, il film non parla del mito di Gerda Taro e Robert Capa, ma li descrive come dei ragazzi che vogliono un mondo migliore, lei che si vuole redimere per non avere combattuto i nazisti, ma per aver lasciato la Germania. Lui vicino alla causa, ma preso anche dalla sua immagine e da nuovi ingaggi. Anche qui la domanda da farsi: il film prende lo sguardo di Gerda, che si sente soffocata dalla figura di Capa, e può essere una visione di parte, ma cosa in fondo non lo è?
La Gerda Taro di Alina Marazzi è una modella alla Kate Moss, una rock star alla Janis Joplin, che quando non è al fronte vuole vivere, ballare e scopare. L’operazione è simile a quella fatta da Susanna Nicchiarelli con Nico e Miss Marx: dare spazio alle imperfezioni, lavorare sulle stranezze e rendere moderni i personaggi. Perché spesso chi sta vicino alla morte ricerca la vita.
Alina Marazzi si muove tra archivi e una sceneggiatura intima, fatta anche della corrispondenza che la Taro aveva con i suoi cari, in fondo non è diverso dal lavoro fatto con il suo primo film, ricostruire la vita e le emozioni di Gerda Taro attraverso i materiali di archivio. L’idea centrale è eliminare la concezione che dietro ogni grande uomo si nasconde una grande donna, per dire che nessuno sta dietro nessuno, che entrambi erano due grandi fotografi che avevano una relazione, e per raccontare di quando le rivoluzioni in qualche parte del mondo avevano ancora peso.
Il film presenta la Storia, non come qualcosa che c’è stato, ma qualcosa che ha plasmato l’oggi, ci sono continui parallelismi e incroci con il mondo reale: la bandiera palestinese sfreccia sotto i nostri occhi, il pericolo dei regimi fascisti serpeggia ed è ancora reale.
L’opera è la storia della prima fotoreporter di guerra, ma è soprattutto la storia di una ragazza troppo moderna per i suoi tempi e che si batteva per una causa, che è scomparsa dietro il suo compagno e che rischiava di essere dimenticata per uno scherzo della Storia. Infatti le sue foto sono state ritrovate quasi per caso.
La ragazza con la Leica non deve essere visto come un biopic, ma come il racconto ancora moderno di chi si schiera contro le ingiustizie forse perdendo, ma dimostrando che è possibile farlo attraverso il racconto del reale tanto caro alla regista. Anche se chi lo fa è sempre più una minoranza, anche se si è accerchiati e anche se si può pagare con il tributo della morte.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
