La recensione di Don’t Worry Darling di Olivia Wilde

Don't Worry Darling la recensione da Venezia - Gamesurf

Tra i film più attesi dell’anno, è stato probabilmente anche il più chiacchierato all’ultima Mostra di Venezia. Don’t Worry Darling, opera seconda da regista dell’attrice Olivia Wilde dopo l’apprezzato La rivincita delle sfigate, vede un cast decisamente gustoso per il pubblico giovanissimo, dalla protagonista Florence Pugh alla superstar Harry Styles. Siamo in una cittadina ideale nel bel mezzo del deserto californiano negli anni 50, dove le mogli passano le loro giornate a rassettare casa e a fare shopping, aspettando i mariti che lavorano in una misteriosa base dedita a progetti top secret. 

La protagonista Alice, nonostante la sua vita perfetta al fianco dell’amato marito Jack, inizia ad avere strane visioni e non tarda a comprendere come dietro la patina di quell’Eden fatto di case impeccabili, abiti meravigliosi e Cadillac fiammanti si celi qualcosa di terribile. Tra thriller e distopia, il film, come dicevamo è stato preceduto da una fiumana di gossip e polemiche, dallo scontro a distanza tra la Wilde e Shia La Boeuf (lei dice di averlo licenziato per rimpiazzarlo con Styles, lui di essersene andato di sua sponte) alla misteriosa assenza della Pugh in conferenza stampa a Venezia, salvo poi apparire a distanza di qualche ora sul red carpet. A rendere il tutto ancora più surreale, l’assurdo scandalo di un presunto sputo di Styles addosso al collega Chris Pine in Sala Grande alla Mostra.

Al di là di questo contorno, Don’t Worry Darling parte da premesse notevoli, con un’interessante parabola femminista che gioca sugli stereotipi dell’America chiusa e patriarcale dei Fifties (argomento peraltro in parte ancora attuale) e si rivela molto potente a livello visivo, con immagini di grande ricercatezza carezzate da un’impeccabile colonna sonora d’epoca. Interessante è anche la presenza di alcune sottili discrepanze nella ricostruzione storica, che lasciano intuire quale sarà la rivelazione finale.

Peccato che la cornice finisca per soffocare il quadro e l’elegante confezione visiva insieme a qualche ottima scena action non bastino a nascondere i difetti di un film in definitiva estremamente derivativo: Don’t Worry Darling sembra una macedonia di tantissime cose già viste, da La donna perfetta (che era già il remake di La fabbrica delle mogli) a X-Files Black Mirror e mille altre cose, in un tentativo di fare horror/scifi intelligente alla Jordan Peele. Soprattutto, è troppo lunga l’attesa per il colpo di scena risolutivo che porta con sé buchi di trama ed elementi che non tornano del tutto, con un finale troppo frettoloso (al punto che sorge il dubbio su un possibile sequel). Ottima la prova della Pugh che in sostanza regge tutto il film, meno convincente Pine come villain. Rimandato Styles, che s’impegna ma come attore ha ancora parecchia strada da fare.

Voto: 2/4