LA SAMARITANA di Kim Ki-duk (2004)

la samaritanaMercoledì 5/12/12, ore 22.55, IRIS

 

«L’odio di cui parlo non è rivolto specificatamente contro nessuno, è quella sensazione che provo quando vivo la mia vita e vedo cose che non riesco a capire. Per questo faccio film: tentare di comprendere l’incomprensibile». Il coreano Kim Ki-duk è senza dubbio uno dei più grandi autori contemporanei.

Regista della ferita (sia fisica e sanguinante, sia interiore) estremamente coerente, nel corso degli anni sviluppa una poetica assolutamente personale, che si sottrae a qualsiasi tipo di classificazione. La tragica correlazione tra Amore e Odio, l’incomunicabilità verbale, la violenza inflitta e subita dall’uomo, sono alcune delle tematiche care a Kim, presenti già nei suoi primi capolavori, Crocodile, L’isola e Bad Guy su tutti. La rigorosa composizione dell’immagine, frutto delle esperienze pittoriche del regista stesso, è perfettamente funzionale alla rappresentazione di vicende che rifiutano i canonici sviluppi narrativi a favore di semplici accostamenti analogici, concedendo allo spettatore ampia libertà d’interpretazione, proprio come di fronte ad uno straordinario quadro astratto. La samaritana, storia del rapporto di amicizia tra due ragazzine segnato dalla prostituzione e dalla morte violenta, rappresenta uno dei risultati più alti di Kim, il cui tocco leggero come una pennellata accosta struggente pietas verso i personaggi e lampi di inusitata violenza. Disorienta, turba, sorprende. Orso d’Argento a Berlino.

Grande cinema d’autore.

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