La volpe a nove code nel cinema coreano: horror e mélo in A Thousand Year Old Fox e The Fox with Nine Tails
di Valeria Morini
L’affascinante folklore dell’Estremo Oriente è popolato da mostri e creature fantastiche che in Occidente sono ancora poco noti. Secondo la mitologia coreana, la volpe a nove code è una creatura leggendaria, una volpe che dopo aver vissuto per mille anni si è trasformata per l’appunto in una gumiho o kumiho, capace di assumere le sembianze di una bella giovane per sedurre uomini e nutrirsi delle loro carni. Il cinema della Corea del Sud si è immancabilmente interessato a questo essere, che ha corrispettivi anche nelle leggende cinesi (Huli jing) e giapponesi (kitsune). A Thousand Year Old Fox (1969) e The Fox with Nine Tails (1994) sono tra gli esempi più significativi, entrambi presentati nella retrospettiva dedicata a “yokai e altri mostri” al Far East Film Festival 2025.
A Thousand Year Old Fox è un sontuoso dramma horror girato nella cosiddetta età dell’oro del cinema sudcoreano, quando il regista Shin Sang-ok era a capo della più grande società cinematografica coreana (storia curiosa la sua: a fine anni 70 fu rapito con la moglie e portato in Corea del nord dove girò diversi film per poi disertare e tornare al sud).
Pare si tratti del primo film che parla di questa magica creatura poi raccontata in decine di altre opere (ma qui chiamata cheonnyeonho ovvero “volpe di mille anni”). Siamo nel IX secolo: di ritorno dalla guerra, il generale Kim Won-rang viene sedotto a forza dalla regina Jinseong, che per averlo tutto per sé arriva a bandire dal regno la moglie Yeohwa. Quest’ultima viene aggredita da un gruppo di banditi che massacrano il suo bambino e per salvarsi si getta in un lago abitato dallo spirito maligno della volpe: accettando di esserne posseduta ne esce viva, ma il suo destino sarà inevitabilmente segnato dal desiderio di vendetta e dall’istinto sanguinario che prendono il sopravvento in modo irreversibile durante la notte.
A Thousand Year Old Fox è un piccolo gioiello per gli amanti del cinema d’epoca asiatico, che mixa il wuxiapian al fantasy, momenti di fiammeggiante melodramma a elementi horror che Shin Sang-ok inserisce per la prima volta nel cinema della penisola asiatica. Con picchi di violenza assoluta, il fascino della sua artigianalità negli effetti visivi e un senso costante di ineluttabilità (fino al tragico finale), è un film che ha precorso molte cose del cinema orientale e ci regala due affascinanti personaggi femminili tutt’altro che scontati.

Il mito viene affrontato in modo molto diverso in The Fox with Nine Tails, uscito a 25 anni di distanza, in un momento di ripresa del cinema locale dopo un lungo periodo di censura governativa ma prima della rinascita vera e propria con la new wave coreana. Qui non siamo in un film in costume, ma la leggenda della volpe millenaria è trasposta in epoca moderna. L’inizio è caratterizzato da una ventata di kitsch ineguagliabile, perché ci porta in un mondo infernale assurdo e quasi comico, dove ai poveri dannati viene tagliata la lingua con… la ghigliottina. In questo bizzarro aldilà il Tristo Mietitore n. 69 (per errore) viene inviato sulla Terra per dare la caccia all’ultima volpe rimasta. Il mostro è la bellissima Hara, che desidera diventare umana e si innamora dell’affascinante e sfortunato tassista Hyeok.
Primo film coreano a introdurre la CGI, il film di Park Heon-su è un horror che si nutre di una forte componente romantica spesso sconfinante nell’erotismo soft ma al tempo stesso è alleggerito da momenti divertenti con la figura farsesca del mietitore. Funziona meglio la parte mélo, mentre gli aspetti più divertenti a volte sono riusciti, altre scadono nel trash. Un oggetto stravagante ma certamente non privo di fascino.
Voto A Thousand Year Old Fox: ★★★/☆☆☆☆
Voto The Fox with Nine Tails: ★★½/☆☆☆☆
