LE DEMANTELEMENT di Sébastien Pilote (2013)

 Dopo essere stato presentato alla “Semaine de la critique” del 66° Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival, approda in concorso al Torino Film Festival il secondo lungometraggio di Sébastien Pilote (classe 1973), autore canadese il cui talento è emerso già dopo il suo lungometraggio d’esordio, Le vendeur (2011), che ha riscosso consensi unanimi al Sundance Film Festival e a Torino, dove vinse il premio Fipresci. Cineasta sensibile alle problematiche sociali contemporanee, portate sullo schermo in quasi cento reportage televisivi di grande pregio, Pilote, con la sua ultima pellicola, ha confermato una rara sensibilità nel comporre un toccante ritratto esistenziale segnato da una vibrante identità cinematografica, sospeso tra desolazione del presente e speranza nel futuro.

 

Padre di due figlie che vede di rado, separato da una moglie che non ha mai smesso di amare, Gaby (uno straordinario Gabriel Arcand, fratello del celebre regista Denys) lavora nella fattoria che un tempo era di suo padre, coltivando il terreno e allevando il bestiame non senza sacrifici. Lontano dalla frenesia della città, in pace con se stesso e con la natura silente che lo circonda, vede la sua vita sconvolta dalla richiesta di denaro di una delle figlie, in difficoltà a causa dell’imminente divorzio dal marito.

 

Il progressivo “smantellamento” (da cui il titolo originale) della fattoria è lo specchio dell’anima di un protagonista costretto a rinunciare all’unico riferimento materiale della sua vita sacrificando se stesso a favore di una dimostrazione di affetto difficilmente esprimibile a parole. L’amore incondizionato per i propri figli, interpretato come gesto catartico di un uomo incapace di rapportarsi al presente e di confrontarsi con il futuro, è il fondamento di una vicenda in cui i piccoli gesti quotidiani scandiscono una realtà serena e pacata segnata però da una pronunciata vena malinconica. Le suggestive immagini dai toni crepuscolari e lo struggente commento musicale, che ricorda le migliori colonne sonore di Ry Cooder o Lennie Niehaus, contribuiscono a ricreare un’atmosfera rarefatta in cui è impossibile non lasciarsi andare ad un sentimento di autentica commozione.

«Quando scrivo, mi fisso dei paletti: nel caso di Le démantèlement volevo raccontare la storia di una caduta che fosse anche la storia di un eroismo, l’eroismo di un meraviglioso perdente» (Sébastien Pilote).

Operazione riuscita come meglio non si potrebbe.

 

Voto: 3/4