LE DUE VIE DEL DESTINO di Jonathan Teplitzky (2013)

Nell’Inghilterra del 1980, il timido e taciturno Eric Lomax (Jeremy Irvine da giovane, Colin Firth da adulto), appassionato di treni e coincidenze ferroviarie, incontra, si innamora e sposa Patricia Wallace (Nicole Kidman). Ma il matrimonio si rivela detonatore di una serie di traumi del passato: Lomax, catturato dai giapponesi durante l’invasione di Singapore del 1942 e costretto a lavorare alla ferrovia della morte, collegamento tra Thailandia (Bangkok) e Birmania (Rangoon), non riesce a superare il ricordo della prigionia e delle torture subite dall’ufficiale Takashi Nagase (Tanroh Ishida da giovane, Hiroyuki Sanada da adulto). Per ritrovare la pace, andrà in cerca del suo aguzzino.

 

Il regista Jonathan Teplitzky adatta The Railway Man, autobiografia di Eric Lomax, ed evoca uno dei crimini più atroci e dimenticati del XX secolo (la “ferrovia della morte”: 415 km costruiti in 18 mesi, che costarono la vita a oltre 100.000 persone, morte a causa delle sevizie subite e degli stenti), avventurandosi tra gli orrori della guerra e della follia umana. Fulcro della narrazione, un protagonista divorato dalla sofferenza e dall’incapacità di una catarsi, simbolo delle lacerazioni conseguenti a ogni conflitto. Tema ambizioso, che Teplitzky maneggia con cautela, osando poco e mantenendo un rigoroso classicismo. Ma la poca temerarietà e la mancanza di guizzi registici si fanno sentire: le lunghe carrellate, il montaggio scolastico che alterna presente e passato senza compiere una reale contaminazione (ciò che servirebbe per metaforizzare l’immobilità emozionale di Lomax, la sua stasi nel dolore), l’enfatica ed eccessiva colonna sonora, tutto concorre alla realizzazione di un compitino ben svolto ma poco sentito e, soprattutto, poco destabilizzante. E anche il confronto tra vittima e carnefice, vero punto di svolta del film, si rivela deludente a causa di un tocco retorico e convenzionale (la vendetta è inutile, ciò che conta davvero è l’amore). Troppo distacco e nessun pugno allo stomaco ben assestato, con un’eccezione: le sequenze di tortura, intrise di una violenza che è funzionale al tema trattato.

Cast altalenante: ottima prova di Colin Firth, misurato come suo solito, discreto Jonathan Irvine. Nicole Kidman e Stellan Skarsgård (nel ruolo di Finlay, ex commilitone di Lomax) sono invece impacciati e rigidi. Totalmente sprecato Hiroyuri Sanada.

Buone premesse, realizzazione sottotono: un’occasione mancata.

 

Voto:2/4