LE IDI DI MARZO di George Clooney (2011)

 

Atteso al varco della sua quarta regia (dopo Confessioni di una mente pericolosa, Good Night, and Good Luck e In amore niente regole), George Clooney si cimenta con la scelta difficile e rischiosa del film politico e lo fa, guarda caso, a un anno dalle elezioni che decideranno se l’avventura di Barack Obama alla Casa Bianca potrà continuare.

Da una parte sta un’ottima sceneggiatura scritta dallo stesso Clooney insieme a Grant Heslov (noto caratterista, co-autore anche di Good Night, and Good Luck e regista di L’uomo che fissa le capre) e Beau Willimon, autore del libro Farragut North da cui Le Idi di marzo è tratto. Dall’altra, l’attore-regista ha ben presente la lezione di cineasti come Sydney Pollack e Alan J. Pakula e di tutto il grande cinema civile americano degli anni ‘70.

 

Un’impresa non facile, da cui il Clooney regista esce complessivamente a testa alta, anche in virtù della sua coraggiosa scelta ideologica: anziché costruire un pamphlet contro i detestati repubblicani, il democratico George gioca in casa e si ritaglia il ruolo di un governatore progressista in corsa per le primarie in Ohio. Un autentico liberal che crede nella Costituzione, tiene discorsi illuminati ma custodisce nell’armadio i soliti scheletri, quelli che nella realtà tormentarono Clinton e pure più di un politico italico. Il vero protagonista del film è però il suo giovane e promettente addetto stampa Stephen Meyers, interpretato da un intenso Ryan Gosling che, dopo la memorabile performance in Drive, si conferma uno dei più interessanti giovani talenti in circolazione. Ambizioso, determinato, all’inizio sinceramente ispirato dal pensiero di Morris, Stephen affianca il più anziano Paul Zara (Philip Seymour Hoffman, forse l’unico personaggio positivo del film) ma dovrà fare i conti con il responsabile della campagna avversaria, lo scatenato e subdolo Tom Duffy (Paul Giamatti), e finirà con il rimanere invischiato in un cupo scandalo e in torbidi giochi di potere.

Il film è convincente nella forma quanto inquietante nella sua morale amarissima, per cui la politica, proprio in quanto tale, non può mai essere completamente pulita. Certo, i difetti non mancano: il personaggio chiave della giovanissima stagista interpretata da Evan Rachel Wood poteva essere reso con maggiore profondità e il ritmo decolla veramente solo verso la metà del film, ma Clooney ha l’umiltà di ritagliarsi un ruolo di secondo piano rispetto a Gosling e dimostra ancora una volta ammirevoli capacità nella scelta degli attori (il cast è completato dall’ottima Marisa Tomei, nei panni di una giornalista scaltra e risoluta).

Alle Idi di Marzo i congiurati tradirono Cesare e gli tesero un agguato, pugnalandolo ventitré volte. Qui è difficile comprendere chi sia il vero traditore, se il politico che rivela il suo lato oscuro o il giovane idealista che impara il gioco trasformandosi in uno squalo più feroce e astuto degli altri. Ma è fin troppo chiaro quale sia la vittima di questo nervoso e perpetuo gioco al massacro: nessuna democrazia, per quanto apparentemente funzioni, può definirsi perfetta. E il male è sempre dietro l’angolo.