LE STAGIONI DI LOUISE di Jean-François Laguionie (2016)

 

L’anziana Louise, dopo aver trascorso l’estate nella località balneare a Biligen, perde l’ultimo treno della stagione, ritrovandosi completamente sola nella città deserta e isolata dalle maree, con l’unica compagnia di un cane e dei suoi più antichi ricordi. È lo spunto essenziale e poetico di Le stagioni di Louise, nuovo esempio di come il cinema animato europeo (per adulti) possa sondare l’animo umano con grande profondità. Come in Rughe, come in parte in Appuntamento a Belleville, anche in questo caso il tema centrale è la vecchiaia, affrontato da un regista, Jean-François Laguionie, che di anni ne ha 77 ed è attivo nell’animazione dal 1965.

Realizzato con una grafica minimale anni luce dall’iperrealismo dei blockbuster hollywoodiani, il film di Laguionie è di un’essenzialità disarmante, praticamente costruito tutto intorno alla sua protagonista, che nella versione italiana ha la voce intensa dell’attrice Piera Degli Esposti. Una favola intimista che sprofonda verso un surrealismo lieve, dove Robinson Crusoe incontra Il posto delle fragole di Ingmar Bergman e la routine di una quotidianità sempre uguale e diversa si alterna a momenti onirici, in costante sospensione tra realtà, sogno e reminiscenze.

Peccato che, nonostante l’indubbio lirismo che percorre l’intera opera e l’approccio non banale con cui affronta argomenti fondamentali dell’esistenza umana (il tempo che passa, la ricerca di un senso nel proprio vissuto), a Le stagioni di Louise manchi qualcosa: nelle curiose peripezie dell’intraprendente Louise sembra latitare quell’empatia, quell’emozione pura che avrebbe forse portato la pellicola a un passo da capolavoro – in questo senso, il confronto inevitabile per quanto futile con l’altro cartoon europeo in sala, La mia vita da zucchina, pende decisamente a favore di quest’ultimo. Così, se il percorso dell’anziana eroina non commuove come ci si aspetterebbe, conviene forse leggere il film di Laguionie tra le righe, al di là di alcuni snodi narrativi che appaiono stranianti e poco convincenti. Perché la costante sensazione che si prova alla visione è quella di trovarsi di fronte a una dolceamara allegoria dell’Alzheimer, o forse della morte. Dove però non ci sono drammi né paure: anche in quel luogo di solitudine cullato dalle onde del mare, Louise riesce a trovare la felicità.

Voto: 2,5/4