E i figli dopo di loro, la recensione del potente coming of age di Ludovic e Zoran Boukherma
di Valeria Morini
La giovinezza raccontata in quattro atti: quattro estati roventi, violente e romantiche tra il 1992 e il 1998. Il quarto film dei gemelli registi Ludovic e Zoran Boukherma (nati proprio nell’anno in cui inizia la pellicola) è un adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, un bildungsroman di feroce intensità e malinconica nostalgia presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2024 dove il giovane protagonista Paul Kircher (bravissimo, già capace di regalare un’ottima interpretazione in The Animal Kingdom) ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come talento emergente.
Siamo in una Francia di provincia, in una piccola cittadina industriale impoverita e segnata dalla noia, da divisioni di classe e da un razzismo strisciante. La formazione dell’adolescente Anthony, appartenente a una famiglia di ceto medio-basso, avviene attraverso tre fili conduttori: il rapporto con una famiglia disfunzionale fatta di una madre tenera e anticonformista e un padre alcolizzato; l’amore tormentato con la bella e irraggiungibile Steph, appartenente all’alta borghesia, a lungo amata, sognata e inseguita; la rivalità con Hacine, di origini magrebine, che assume i connotati di un lungo duello destinato a un finale inatteso.
Sorretto da una sceneggiatura semplice ma potente e da interpretazioni magistrali (oltre al talento naturale e vibrante di Kircher segnaliamo Ludivine Sagnier e Gilles Lellouche, strepitosi nei panni dei genitori imperfetti, umanissimi del protagonista, e la bella presenza scenica di Sayyid El Alami), E i figli dopo di loro è tutto quello che possiamo aspettarci da un coming of age. Un film viscerale, pulsante di vita, appassionato, un drama che sfiora i connotati del thriller e persino del western e che attraverso brandelli di vita ci racconta la fine dell’innocenza, le gioie e le brutture della crescita, le pulsioni dell’adolescenza, la crudele bellezza del primo amore. Lo fa attraverso simboli (la moto, emblema di mascolinità spesso tossica, ma anche di libertà e di un sogno inseguito per una vita), situazioni tipiche del teen drama (i party giovanili, la festa di paese), personaggi archetipici e una colonna sonora furbissima e memorabile che ci delizia con Nirvana, Red Hot Chili Peppers, Pixies, Aerosmith, Bruce Springsteen, hit francesi e Rivers of Babylon. Niente di nuovo, ma fatto splendidamente, in un’opera intrisa di rabbia e ribellione che ti entra nel cuore.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
