L’INTREPIDO di Gianni Amelio (2013)

locandina-lintrepidoEra il 1998. Gianni Amelio vinceva il Leone d’oro per Così ridevano.

1998, l’ultimo anno in cui trionfava un film italiano alla kermesse veneziana.

Quei tempi sono ormai lontani. Oggi Amelio si ripresenta in concorso con L’intrepido, opera su cui è stato mantenuto strettissimo riserbo durante la lavorazione. Protagonista assoluto, Antonio Albanese nei panni di Antonio Pane, precario che per vivere fa il rimpiazzo: sostituisce lavoratori assenti finendo per essere, di volta in volta, manovale, fattorino, conducente di autobus, e così via. Sullo schermo scorrono la sua quotidianità, i suoi incontri e il rapporto con il figlio.

 

Un film improponibile: Amelio devia totalmente dal suo percorso abituale, perdendosi in banalità e retorica spicciola nel tentativo di fornire un ritratto attuale della società italiana. Il personaggio di Pane, metaforico già nel nome, incarnerebbe l’ultimo baluardo di speranza in un contesto brutalizzato dalla crisi economica (“è un privilegio guadagnarsi il pane facendo qualcosa che ti piace”), sorta di buon pastore che diffonde indomito la buona novella tentando di salvare e redimere chiunque gli capiti a tiro.

 

La rappresentazione di un Paese allo sbando si perde in tocchi di ridicolo lirismo (Albanese richiamerebbe Chaplin […]) e in inserti (presumibilmente) poetici, patetici ed irritanti, la sceneggiatura tocca vertici di assurdo (“la fame è brutta, l’appetito è una buona cosa, vuol dire che stai bene”; “un uomo senza cravatta compra ma non vende”; “cerca di volerti bene”), il buonismo domina senza nemmeno riuscire ad essere ricattatorio. La rarefazione narrativa e stilistica a cui il regista ci aveva abituati scompare completamente a favore di una celebrazione di Albanese (su cui il film è costruito e modellato), buon attore televisivo, incommentabile nei panni di un protagonista che vorrebbe essere simbolico e riesce solo a risultare maldestro. Lo sconfortante quadro viene completato da una recitazione dilettantesca.

 

Cinematograficamente e moralmente inaccettabile, indifendibile anche e soprattutto da parte di coloro che definiscono Amelio intoccabile in nome dei grandi film del passato.

Intrepido è colui che resta in sala fino alla fine.

Voto: 1/4

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