L’ordine del tempo di Liliana Cavani, la recensione

Dopo oltre vent’anni di lontananza dal cinema, passati a lavorare soprattutto in televisione, torna sul grande schermo Liliana Cavani, che a 90 anni firma L’ordine del tempo, presentato Fuori concorso all’80esima Mostra del cinema di Venezia, con un cast all star. Claudia Gerini, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Valentina Cervi e Francesca Inaudi sono solo alcuni dei nomi protagonisti di quest’opera corale che mescola commedia e (possibile) tragedia, nella storia di un gruppo di amici che si riunisce in una casa sulla spiaggia e, nel mezzo dei festeggiamenti per un compleanno, scopre l’esistenza di un asteroide che potrebbe colpire la Terra, con il rischio della sua distruzione totale.

Si potrebbe descrivere l’opus n. 15 della regista emiliana, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Novelli, come un Il grande freddo che incontra Melancholia, con qualche tocco del più recente Don’t Look Up. È davvero interessante l’idea di partenza, ovvero raccontare i legami di un gruppo di amici, tra amori, tradimenti, segreti e rivelazioni, e il loro atteggiamento di fronte a quella che potrebbe essere la fine del mondo. Su questa base, la Cavani inserisce poi diversi temi, dallo scorrere del tempo (che “non esiste”, come ripete più volte il personaggio del fisico interpretato da Edoardo Leo) al confronto tra scienza e teologia e persino al negazionismo degli orrori della Storia.

C’è molta carne al fuoco, insomma, con il risultato però di trovarci di fronte a un risultato deludente e inferiore alla somma degli addendi. Potremmo partire proprio dalle reazioni dei singoli personaggi, che nell’intento di alleggerire l’atmosfera risultano spesso illogiche, fino ad arrivare ad alcuni personaggi scritti particolarmente male (come la coppia Cervi-Fabrizio Rongione, un vero peccato visto che lui viene dal cinema dei Dardenne).

Soprattutto, domina una rappresentazione della borghesia colta romana / internazionale (a parte la cameriera – carattere malriuscito anch’essa – sono tutti laureati, compresa una suora ottantenne), zeppa di stereotipi, con tanto di immancabile scena dello spinello fumato in gruppo che, a quanto pare, non può mancare in metà dei film italiani prodotti dagli anni 80 a oggi

Voto: 2/4