MACHETE KILLS di Robert Rodriguez (2013)

Locandina MachetSe oggi possiamo assistere alla visione di Machete Kills è tutto merito dei fans.

L’avventura di Machete è iniziata molti anni fa, quando la scatenata coppia di amici Rodriguez – Tarantino decise di omaggiare un genere cinematografico del quale erano supporter, realizzando 2 pellicole di serie B incorniciate sotto il titolo di Grindhouse. Fu in quella occasione, camuffato come un finto trailer, che il personaggio di Danny Trejo prese vita per la prima volta. Da fan al lavoro, Rodriguez diede vita a un personaggio che creò altri fans e quest’ultimi chiesero poi esplicitamente a Rodriguez di costruirne un film. Detto fatto nel 2010 Machete venne presentato a Venezia dove riscosse un buon successo. Il film si chiudeva con un siparietto che avrebbe annunciato il ritorno dell’eroe in Machete Kills. Ovviamente nessuno pensava che tale pellicola avrebbe visto la luce, ma ancora una volta, il film creò ennesimi fans che supplicarono Rodriguez di dirigere il sequel del loro nuovo eroe. Detto fatto.

 

Parliamoci chiaro però: Machete era stato un omaggio canonico e prevedibile, divertente e perfettamente calato nella parte e nel suo scopo, ma si fermava là, era la brutta copia dell’esperimento sicuramente più riuscito chiamato Planet Terror. Machete Kills risulta un gradino ancora più sotto del primo capitolo.

Ci sono le trovate geniali (su tutte il suggerimento di indossare gli occhiali 3D per godere di una scena bollente), le risate scaturite dal gusto trash della pellicola, dal personaggio di Trejo che indubbiamente è simpatico e soprattutto dall’antagonista Gibson. Ma dopo poche sequenze il tutto inizia a sapere di già visto, le battute si ripetono e le situazioni altrettanto. Il problema più grave è che oltre a mescolare le stesse carte in tavola per tutta la durata di Machete Kills, Rodriguez ricicla le medesime carte che aveva già abbondantemente giocato in Machete. Sembra quasi che il regista non sia convinto fino in fondo di quello che sta facendo. Anche perché l’idea di base della pellicola, ovvero quella di indirizzare il film (e di conseguenza il genere) lungo una corrente fantascientifica come effettivamente accadde negli anni del boom, è trattata in maniera sana e intelligente, che ci ricorda quanto Rodriguez conosca e sappia divertirsi con la materia che ha in mano. Allora viene proprio da pensare che tutte le svolte non riuscite (il personaggio di Banderas-Lady Gaga in primis, ma anche la sequenza del bordello) siano solo dei riempitivi diretti con disimpegno, giusto per accontentare qualcuno.

Merito o colpa dei fans?

 

 

Voto: 2/4