MANCHESTER BY THE SEA di Kenneth Lonergan (2016)

 

La musica gregoriana, un mare splendido battuto dai venti gelidi dell’inverno nordamericano, Manchester By The Sea, non in Inghilterra, ma in Massachusets, così si apre l’ultimo viaggio in cui ci condurrà Kenneth Lonergan. Il regista concentra la sua opera su un’intensa e straziante struttura narrativa basata su un lutto familiare. Un dramma contemporaneo, ma che esiste da sempre, questo è Manchester By The Sea. Lee Chandler è un uomo sulla quarantina, fa il tuttofare in alcune palazzine di Boston, risulta una persona efficiente, ma estremamente sgarbato e indelicato, distaccato emotivamente e pronto alla rissa. L’improvvisa morte del fratello maggiore Joe lo riporta nel suo paese di origine per occuparsi del funerale. Qui scoprirà, dalla lettura del testamento, di essere il tutore del nipote Patrick.

La perdita del fratello, il rivedere quei luoghi e la sua ex moglie, che sono stati spettatori della sua vita passata, lo costringono a ripercorre un passato doloroso col quale non riesce a saldare il conto. Col proseguire del film, inoltre, scopriremo tutti i retroscena che hanno reso un uomo felice e soddisfatto, un depresso arreso alla vita e che non lotta più per essa.

La struttura a puzzle di Lonergan è molto veloce e con stacchi frequenti che mescolano presente e passato, ma risulta di grande effetto e soprattutto spiega in maniera chiara e descrittiva l’involuzione di un uom, grazie a flashback che si legano, senza soluzione di continuità, al presente del racconto. Il regista, prima ancora di concentrarsi sul plot del film, concentra l’attenzione sull’emotività soggettiva, sul dolore profondo di un uomo, rendendo l’opera intima e intensa. Riesce in questo grazie anche ad un interpretazione sublime e minimale (che ricorda nei toni quasi quel misterioso Ryan Gosling in Drive di N.W. Refn) di un bravissimo, mai come questa volta, Affleck “quello bravo”, Casey Affleck, vincitore per altro del premio come miglior attore protagonista al London Critics 2017 e candidato nella stessa categoria agli Oscar di quest’anno.

Contorna il tutto con riprese del mare che conducono lo spettatore all’interno di un dolore calmo, ma di grande portata, che si infervora proprio come fa il mare in burrasca. Per non parlare della colonna sonora, che ricopre con eleganza i momenti di estrema drammaticità. Lonergan, stilisticamente maturo, si presenta agli Oscar 2017 con una tragedia massima, in ben sei categorie (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore non Protagonista, Migliore Attrice non Protagonista, Miglior Sceneggiatura Originale), con un’opera estremamente emozionate che mescola durezza e tenerezza. Un film con cui il pubblico, una volta finito di vederlo in sala, potrà solo ringraziare Kenneth Lonergan.

Voto: 3/4