Mare’s Nest di Ben Rivers, la recensione
di Valeria Morini
Il cinema sperimentale ha tra i suoi esponenti più interessanti il regista e artista visivo britannico Ben Rivers, che nella sua lunga filmografia (i cui titoli sono ospitati in festival di tutto il mondo) ha raccontato paesaggi inesplorati e ritratti intimistici. A un anno dalla sua presenza al Festival di Locarno con Bogancloch, documentario sulla routine quotidiana di un uomo che vive da decenni nella foresta, torna alla manifestazione ticinese con Mare’s Nest (in concorso), che si discosta dal titolo precedente pur mantenendo lo stile avanguardistico dell’autore inglese e raccontando un universo ai margini della società.
Siamo infatti di fronte a un film di finzione, per quanto girato con un linguaggio da cinéma verité: un singolare e personalissimo road movie che ci mostra una sorta di mondo post apocalittico, dove esistono solo bambini. Mare’s Nest pedina Moon (la giovanissima debuttante Moon Guo Barker), nelle sue peregrinazioni sulla Terra, suddivise in capitoli. Apparentemente restano solo natura e poche rovine e la ragazzina fa diversi incontri: tre sorelle; una saggia veggente con la sua interprete con cui Moon parla dei segreti dell’universo, del presente e del futuro; una comunità che vive in una sorta di utopia primitiva tra canti, balli e uno spettacolo cinematografico (una sorta di film nel film, incentrato sulla figura mitologica del Minotauro).
Rivers è partito dall’idea dell’infanzia difficoltosa che hanno vissuto i più piccoli al tempo del Covid e ha unito questo spunto a una rivisitazione dell’opera teatrale in un atto The Word for Snow di Don DeLillo, pièce del 2007 che racconta il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. Girato in Super 16 mm con un budget ridotto tra Minorca e il Galles, il film mescola distopia, favola, racconti ancestrali e riflessione ecologista, alternando lunghi dialoghi (e un monologo iniziale) a segmenti muti, bianco e nero a colore.
Quale catastrofe ha portato il mondo a questa regressione quasi preistorica e insieme infantile? Gli adulti sono tutti morti o i bambini non possono più crescere? Lavoro ellittico ed enigmatico, Mare’s Nest non risponde a queste domande e lascia lo spettatore nel limbo, di fronte a squarci di umanità e lunghe meditazioni filosofiche che pronunciate da bambini tra i 9 e i 12 anni suonano stranianti, ma non per questo meno potenti.
Quello di Rivers è un film cerebrale, stratificato dietro la sua apparente semplicità, certamente non per tutti ma di enorme impatto visivo, che si muove al confine tra cinema e videoarte e più che una semplice visione è un’esperienza, sensoriale e intellettuale. Tra i titoli più notevoli e originali del 2025.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
