Maria di Pablo Larraín, la recensione: Angelina Jolie è la Callas
di Valeria Morini
Raccontare la vita di una delle icone del XX secolo attraverso la sua morte. Maria è il terzo capitolo di un’ideale trilogia che Pablo Larraín (avvezzo ai biopic anche con Neruda e, pur contaminandolo con l’horror, El Conde) ha dedicato a figure femminili fondamentali nella storia del 900: prima la Jackie (Bouvier Kennedy) di Natalie Portman, quindi la (Diana) Spencer di Kristen Stewart, ora la Maria Callas incarnata da Angelina Jolie.
Sceneggiato da Steven Knight, autore britannico di lungo corso (ha scritto lo stesso Spencer, ma anche La promessa dell’assassino e Locke tra gli altri), il film racconta l’ultima settimana di vita del più grande soprano della Storia. Chiusa nella sua torre d’avorio, il signorile appartamento parigino dove le fanno compagnia solo gli affezionati domestici Ferruccio e Bruna (Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher), riflette sulla sua carriera interrotta quattro anni prima e vaga per la capitale francese, ripensando ai fasti passati e cercando di ritrovare il suo talento vocale.
Solo leggermente più “tradizionale” rispetto ai due predecessori, anche Maria riflette la capacità del regista cileno di riscrivere i canoni del cinema biografico oltre la mera ricostruzione realistica. Dopo una breve carrellata della lunga carriera, si concentra sugli ultimi giorni, contaminandoli con flashback in un viaggio attraverso il tempo che segue due fil rouge: la voce leggendaria, che sentiamo attraverso i più grandi successi della Callas, e lo spettro della morte.
È un film estremamente funereo, allucinato, fantasmatico, Maria, sulla decadenza della Diva, sul “passato che è passato” ma si riaffaccia in continuazione nei ricordi. Ma è anche un musical, un meraviglioso viaggio che si muove sulle note di Norma, La Traviata, Tosca, Anna Bolena, I Puritani, Carmen, per la gioia degli appassionati di melodramma e non solo: impossibile non avere i brividi nell’ascoltare arie e melodie da Verdi a Puccini.
Larraín scava nell’animo di una figura passionale e tormentata, nell’amore totale e devastante con Aristotele Onassis (interpretato da Haluk Bilginer), nella giovinezza traumatica e nei rapporti famigliari complicati (Valeria Golino interpreta la sorella Yakinthi), restituendoci nel corpo ossuto di un’Angelina Jolie in grande spolvero dopo un lungo periodo di assenza dallo schermo tutto il carisma della Divina, ma anche e soprattutto i suoi lati più fragili e autodistruttivi.
Lontano dal santino agiografico e patinato, è un ritratto psicologico che ci mostra entrambi i volti della sua eroina, sia “Maria” che “la Callas”, la donna e la superstar, mescolando di continuo realtà e immaginazione, sofferenza e bellezza, arte e lutto.
In concorso all’81esima edizione della Mostra del cinema di Venezia.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
