MARLEY di Kevin MacDonald (2012)

None but ourselves can free our mind.
Wo! Have no fear for atomic energy,
‘Cause none of them-a can-a stop-a the time.
How long shall they kill our prophets,
While we stand aside and look?
Yes, some say it’s just a part of it:
We’ve got to fulfil de book.
Won’t you help to sing
Dese songs of freedom? –
‘Cause all I ever had:
Redemption songs –
All I ever had:
Redemption songs:
These songs of freedom,
Songs of freedom

 

(Redemption SongBob Marley)

 

 

 

Marley è un viaggio intenso e commovente nella grande avventura umana, artistica e spirituale del “King of reggae”. Tutto il documentario ripercorre i tratti salienti della sua vita attraverso filmati, documenti, interviste e foto d’epoca, accompagnate dalle testimonianze dei famigliari e degli amici più stretti, come il grande Jimmi Cliff e Bunny Linvingston.

Si parte dalle radici nella vita del ghetto di Trenchtown di Kingston, un gigantesco campo di baracche dove vivono migliaia di persone (ex contadini, giovani senza lavoro, rude boys”, e “rasta man). Seguono le immagini sui suoi esordi e la carriera musicale: il suo primo singolo Judje not nel ’61, la fondazione degli Wailers (1963-1974), l’abbandono di Tosh e Livingston, il successo internazionale fino alla malattia e alla morte nel 1981, a soli 36 anni.

MacDonald, però, oltre all’aspetto artistico si focalizza molto sugli aspetti personali e privati, come la sua infedeltà coniugale, e la sua cieca fede al “Rastafarianesimo”.

La reggae per la filosofia rasta è un’utile strumento di preghiera e di predicazione del messaggio del loro dio “Jah Rastafari”. L’obbiettivo di Bob era infatti quello di far rimanere vivo il messaggio di Marcus Garvey (padre spirituale della Jamaica): “una grande Africa Unita potente e indipendente orgoglio dei neri e timore dei bianchi”.

Grazie a Bob Marley oggi i rastafariani si sono resi noti in tutti il mondo grazie alla musica reggae, diventata un grande mezzo di diffusione della parola di “Jah” e dei comportamenti “dread” quali il senso di libertà, di provocazione e di forza. Dopo Bob, tutti i maggiori musicisti reggae hanno incorporato nella musica questo loro credo e stile di vita. Mi torna in mente uno spezzone di un’ intervista alla quale Bob risponde, “It’s my identity”, ad una domanda di un giornalista a proposito dei suoi dreadlocks.

Attraverso il suo carisma e la sua forza, egli è riuscito a esprimere le gioie e le sofferenze del suo popolo, e la volontà di cambiamento, e di ribellione del popolo nero “we’re fuse to be What you wanted us to be We are what we are That’s the way it’s going to be You can’t educate | For no equal opportunità Talking about my freedom Talking about my freedom People freedom and liberty Yeah, wè ve been trodding on The winepress much too long Rebel Rebel” canta in Babilon System.

Macdonald con il suo Marley ci presenta l’uomo, prima del personaggio, mostrandoci pregi e debolezze di questo ribelle anticonformista, che con la sua voce e i suoi messaggi rivoluzionari, di pace e di uguaglianza ha influenzato tutto il mondo diventando una sorta di semi-dio il cui lascito è immortale.