MI RIFACCIO VIVO di Sergio Rubini (2013)

Mi-Rifaccio-Vivo-poster-586x836Per anni, l’imprenditore Biagio Bianchetti ha dovuto subire insuccessi e delusioni da parte del suo nemico giurato, Ottone Di Valerio. Giunto all’ennesima sconfitta personale, Il povero Biagio decide di farla finita, ma una volta trapassato, scopre che per una buona azione compiuta in vita, ha diritto a trascorrere una settimana extra sulla terra.

Arrivato ormai all’undicesimo film da regista, Sergio Rubini realizza un’opera mediocre e pregna di buonismo ideologico.

 

Tutto il film contiene elementi che vanno a sposarsi perfettamente con un tono troppo retorico e dichiaratamente di parte; le buone azioni che portano a seconde possibilità, intenzioni che partono maligne, come la motivazione che porta al ritorno terreno del protagonista, deciso a vendicarsi del suo arci-nemico, prendendo temporaneamente il corpo di un suo collega, che non lo sono mai davvero, ogni cattivo pensiero si trasforma in buona idea; l’idea è quella di far ridere con la mal riuscita dei piani del malcapitato Biagio, ma l’impressione che non si è voluto rendere amaro nulla, c’è ed è tangibile. La fortuna sta sempre dalle parti dei buoni anche se un po’idioti, e tutti hanno possibilità di redenzione, anche personaggi, che non scelgono la retta via come l’Ottone interpretato da Neri Marcorè, non sono mai veramente cattivi e finiscono vittima di attacchi di coscienza e cambi di comportamento verso il positivo, o nel caso specifico ritroveranno una rinnovata umanità verso il prossimo. E chi non riesce purtroppo a redimersi, ad esempio un avvocato siciliano corrotto (l’originalità la fa da padrona insomma), è matematico che subirà una morte cruentissima, voluta da un paradiso che condanna capitalisti e imprenditori sfruttatori, però sono classisti nel giudicare la bontà altrui.

Oltre a questo, il film non fa mai ridere, al massimo si sorride forzatamente a un registro comico-surreale già visto, che non offre situazioni o battute memorabili, nonostante un cast degnissimo sulla carta, come Lillo Petrolo, purtroppo confinato a un ruolo marginale, Neri Marcorè fa del suo meglio, ma il personaggio non li regala molti spunti, mentre gli aficionados di Rubini, Margherita Buy (che, indovinate, fa la pazza moglie frustata) e Emilio Solfrizzi fanno il modesto compito, Valentina Cervi e Vanessa Incontrada appaiono sprecate e nessuno dona il guizzo attoriale di cui il film avrebbe necessitato.

Complice anche troppe lungaggini di script buttate nella storia e mai seriamente sviluppate, ma che anzi appesantiscono il film, e lo fanno durare più del dovuto, Mi rifaccio vivo si chiude con un colpo di scena imbarazzante, che ha due effetti disastrosi: fa perdere ogni coerenza narrativa alla storia e conferma tutta la “poetica” del film; basta essere puri e tutto si aggiusta, e nemmeno quella cosa a cui nessuno ha rimedio, può sconfiggerti.

 

Voto: 1,5/4