Mr Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, la recensione
di Giulia Pugliese
“Odiavo mio padre e sono diventato come lui e se Sean prendesse le mie stesse scelte?”
Un soldato uccide in guerra, è il suo lavoro. Un soldato spesso non sceglie di fare il soldato. Cos’è un soldato? Una macchina da guerra? Un uomo spregevole? Un emarginato che non ha avuto altre possibilità?
Il cinema di Shinya Tsukamoto, più che investigare la guerra, indaga l’uomo nella guerra e soprattutto l’uomo dopo la guerra. Il regista giapponese è sempre più interessato alle ferite della guerra, quelle che non si vedono, quelle dell’interiore, quelle che segnano per sempre. Non basta più infatti mostrare la bestialità della guerra, bisogna andare nel profondo dell’anima e nella mente
umana dell’uomo, che si trova lì in maniera inconsapevole, per raccontare qualcosa che vada oltre al semplicemente “Ho eseguito gli ordini”. Il soldato americano Allen Nelson si arruola nei Marines e viene mandato in guerra in Vietnam, anche se si può avvalersi di tutte le attenuanti del caso: è povero, fa parte di una minoranza ed è figlio di un uomo violento. Tuttavia la brutalità e
l’indifferenza messe in atto durante la guerra denotano in lui una crudeltà che va oltre il suo status, il colore della pelle e la rabbia repressa, di cui lui non sembra essere consapevole.
Shinya Tsukamoto ha già raccontato più volte la guerra e lo stesso il cinema, è necessario invece raccontare il post-guerra e l’elaborazione di questa. Un’elaborazione che per il protagonista è continua e stringente. Allen Nelson è un uomo che rimane per diversi anni in stress post-traumatico e che sta cercando di ammettere con se stesso, attraverso l’aiuto di uno psicologo, che quello che ha fatto non è stato per dovere. Il suo percorso è sempre più difficile e lo spingerà a un’autoanalisi profonda. In un cinema sempre più anatomico, nel senso di anatomia, che tanto cara fu al regista nel suo film Vital: Autopsia di un amore, che scansiona, che non lascia scampo all’interiorità, che non si affida ai dogmi. L’impresa di Tsukamoto si muove tra la psicologia e la filosofia: cosa muove l’uomo a fare determinate cose? Si può opporsi alle dinamiche di potere? Come si guarisce dopo aver inflitto tanto dolore? Ma anche temi più esistenziali: l’uomo è cattivo? Siamo destinati, in una situazione di potere, a ferire brutalmente gli altri? Come si esce dalla spirale d’odio della guerra?
Il regista parte dalla giungla per arrivare agli interni, alla solitudine e alla famiglia, manifestando l’alienazione e il disordine attraverso flash, scosse e un personaggio che si nasconde dal mondo e da se stesso. La carne tumefatta, marcia e sanguinosa rimane in secondo piano. Ma Tsukamoto ormai è lontano dal cyberpunk, dalla violenza del corpo, il suo non è solo un film bellico, ma è soprattutto un film di indagine su una guarigione difficile, forse impossibile. Il film è come se si spingesse dentro il personaggio sempre di più, come se lo spettatore vivesse le consapevolezze del protagonista, nella sua interiorità. Il film ha dei continui finali, come se ci fosse una chiusura e un’apertura verso nuove consapevolezze. È una regia sofisticata, che si avvale di dissolvenze, brutture, luci ed ombre. Tsukamoto elimina il contatto con la natura e la bellezza di questa da contrastare alla bruttura umana per fare un film umanista, dove il protagonista inizia a prendere consapevolezza negli incontri con l’altro, che spesso è quel nemico che gli hanno insegnato a combattere. L’opera utilizza dei ritmi differenti, sembra finire e invece riprende più volte, un ciclo di consapevolezza e rabbia che non sembra spezzarsi, una sorta di percorso ondivago e scosceso.
Mr Nelson, Did You Kill People? è un film dove il percorso di consapevolezza del protagonista è anche la sua guarigione. Nonostante la densità della materia, il tempo non cronologico, i flashback, lo stress post-traumatico e la nuova veste di testimone, il film rimane legato al suo personaggio radiografandolo e dimostrando che è tutta una questione di responsabilità: quello che siamo e quello che diventiamo.
Voto: ★★★/☆☆☆☆
