NELLA CASA di François Ozon (2012)

locandina-film-nella-casaLiberamente ispirato alla commedia teatrale spagnola El chico de la ultima fila di Juan Mayorga, l’ultimo film dell’enfant prodige del nuovo cinema francese François Ozon (classe 1967) gioca con classe sopraffina sulla confusione tra mondo reale e mondo immaginato, mettendo in scena l’ossessione dello scrittore (e, per estensione, del regista) di manipolare la realtà attraverso la finzione.

 

Il sedicenne Claude, “ragazzo dell’ultimo banco” dalla personalità sfuggevole, si insinua nella casa del suo compagno di classe Rapha, attratto dalla normalità della sua famiglia piccolo-borghese. Rapha, suo padre e sua madre Esther, diventano i protagonisti di un incalzante racconto a puntate scritto dallo stesso Claude, ospite in un ambiente familiare che stimola la sua fantasia, ricco di dettagli unici nella loro banalità. Colpito dal talento nella scrittura dello studente, il professore di francese Germain si lascia coinvolgere dall’insolita mania di Claude più di quanto potesse prevedere, con esiti del tutto inaspettati.

Il teorema pasoliniano, in cui la presenza destabilizzante di un intruso all’interno del nucleo familiare va a sconvolgere un fragile equilibrio precostituito, subisce una variazione significativa: Claude, mosso da un sentimento scaturito da una reale mancanza di affetto, penetra nella famiglia di Rapha nel tentativo di farla implodere ma, alla fine, si sentirà escluso, perchè il legame familiare possiede una inaspettata forza centrifuga che gli permette di rinsaldarsi e di espellere l’estraneo. Ma, il vero cuore pulsante del film, risiede nella suggestiva tesi di Ozon sull’impossibilità di raggiungere la felicità, anche attraverso una effimera finzione, se da semplici narratori si passa al ruolo di attori. I desideri emotivi, fisici e sessuali, che presto perdono ogni piacere dopo essere stati assecondati, non possono mai essere pienamente soddisfatti e, quindi, andrebbero limitati, se si vuole vivere sereni. Non a caso, si fa il nome di Schopenhauer, all’inizio del film.

 

Claude, angelo biondo dalla pelle diafana e lo sguardo luciferino, nel momento in cui si innamora di Esther (una Emmanuelle Seigner dolce e materna, lontana dalle perversioni dei personaggi che l’hanno resa celebre) perde il controllo della finzione da lui creata e, integrandosi in essa, si brucia. Germain (Fabrice Luchini, straordinario), affascinato dalla cronaca voyeuristica del ragazzo, subisce la tentazione di contribuire al processo creativo di Claude, pagandone le conseguenze.

 

Opera metalinguistica che strizza l’occhio a Chabrol, Haneke e Allen (omaggiato esplicitamente, tra l’altro) che dissacra con intelligenza l’universo borghese, l’Arte, il (melo)dramma, l’ordine precostituito (esemplificato dalle uniformi scolastiche), Nella casa,attraverso una mise en scène impeccabile, immerge lo spettatore in una narrazione complessa, rendendolo complice delle azioni dei protagonisti.

 

E, alla fine, siamo anche noi lì, su quella panchina, a fantasticare su chissà quale storia.

 

Continua…

 

Voto: 3/4