NIGHT MOVES di Kelly Reichardt (2013)

 A distanza di tre anni da Meek’s Cutoff, torna in concorso a Venezia Kelly Reichardt con Night Moves. La vicenda che la regista indipendente americana racconta è quella di tre ambientalisti radicali che si uniscono per mettere in atto la più grande protesta della loro vita: far esplodere una diga idroelettrica, simbolo di quell’industria dissipatrice di energie che essi vedono come un nemico da combattere, investendo tutte le loro risorse possibili.

La Reichardt, anche sceneggiatrice del film, si muove nei territori del cinema impegnato, affrontando il complesso tema della tutela ambientale dal punto di vista di tre persone impegnate a combattere gli sprechi e i consumi perpetrati dalla società capitalista.

 

 

Harmon (Peter Sarsgaard) è un ex marine, il cui servizio prestato oltreoceano lo ha cambiato per sempre, Dena (Dakota Fanning) ha deciso di allontanarsi dal dorato e agiato nucleo familiare nella quale è cresciuta mentre Josh (Jesse Eisenberg) che lavora in una fattoria biologica è tra i tre quello che nutre gli ideali più radicali.

L’opera, fin dal suo inizio, è caratterizzata da un alone di pesantezza autoriale che influisce non poco sulle dinamiche narrative che col passare dei minuti perdono di consistenza, rivelando un senso di vuoto molto preoccupante. E lo spettatore lo percepisce chiaramente tanto da rimanere invischiato in una storia, che negli intenti della regista, vorrebbe appassionare ma che a causa di uno stile di regia convenzionale e incolore (quello che infatti sembrano mancare nell’opera sono proprio le sfumature) e di una totale assenza di pathos finisce per annoiare.

I personaggi tratteggiati sul grande schermo appaiono relegati al ruolo di osservatori passivi di una realtà sociale che rifiutano a priori, non sufficientemente marcati psicologicamente da suscitare una qualsiasi emozione.

La Reichardt tenta poi goffamente di porre una riflessione sull’elaborazione del senso di colpa che però banalizza, affrontandola in modo pressapochista ed elementare, dimostrando altresì di non avere forse mai visto Paranoid Park di Gus Vant Sant, opera perfettamente inserita in quel filone indipendente che la regista americana intende perseguire, nella quale il senso di colpa costituisce il nucleo fondante.

Night Moves si trascina quindi stancamente, senza offrire mai un guizzo, fino ad un finale che è molto più pretestuoso e arrogante di quel che può sembrare in apparenza.

 

Voto: 1,5/4