Nonostante di Valerio Mastandrea, la recensione

di Valeria Morini

Sempre più attori italiani scelgono di passare dietro la macchina da presa: già autore dell’esordio Ride nel 2018, sei anni dopo Valerio Mastandrea firma la sua opera seconda con Nonostante. Se nel precedente dirigeva la compagna di vita Chiara Martegiani, qui si ritaglia il ruolo di protagonista, affiancato da un cast che comprende Lino Musella, Laura Morante e l’attrice argentina Dolores Fonzi. Alcune persone si aggirano in un ospedale: vivono e dormono lì, invisibili agli occhi degli altri.

Pazienti? Fantasmi? No, sono le anime di persone in coma che, uscite dal proprio corpo, vagano in una sorta di limbo. Un pre-aldilà, o più precisamente una vita parallela, che può concludersi solo in due modi: il risveglio, o la morte. Nell’ospedale, da cui pure possono spostarsi per brevi viaggi, “spiano” e commentano i cosiddetti “vivi”, i nuovi arrivati, coloro che se ne vanno per sempre. Qui è possibile anche trovare l’amore, letteralmente al di là del tempo, dello spazio e della memoria.

Un’idea davvero interessante quella del film, che Mastandrea ha anche co-sceneggiato, insieme a Enrico Audenino; un film che usa una prospettiva originale e dai risvolti “soprannaturali” (non senza l’utilizzo di alcuni effetti visivi ben calibrati) per parlare di vita, morte, tempo, amore. Temi universali trattati in modo non banale attraverso un’allegoria tragicomica la cui ambientazione ospedaliera può ricordare quel La linea verticale scritto dall’amico Mattia Torre, di cui lo stesso Mastandrea era stato protagonista. L’attore/regista trova però una strada tutta sua, in un’opera niente affatto scontata, filosofica (dove troviamo pure un che di “dantesco”), di una malinconia e una purezza tutt’altro che trascurabili.

Film d’apertura della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2024.

Voto: ★★1/2/☆☆☆☆