OCEANIA di John Musker e Ron Clements (2016)

 

Dopo la parentesi ben riuscita (e quasi profetica) con gli animali antropomorfi di Zootropolis, la Disney torna in sala con la sua nuova principessa, a tre anni di distanza da Frozen. Arrivato in Italia con un titolo modificato (Moana in originale, Vaiana in diversi paesi europei) Oceania ha come obiettivo quello di superare gli incassi e il successo ottenuto da Anna ed Elsa nei ghiacci, ce la farà?

La protagonista è una giovane ragazza polinesiana, Vaiana, erede al trono dell’isola in cui da tremila anni si vive in pace e serenità. Guidata dalla nonna, la ragazza scoprirà che non sempre è stato così, che un tempo erano una popolazione di velisti e Vaiana, spinta dall’avventura che le scorre nelle vene, decide di partire per un viaggio in cui troverà sé stessa, cercando di salvare il suo popolo.

Parziale delusione dal nuovo musical Disney, dopo che il buddy movie Zootropolis aveva ben figurato, apprestandosi a guadagnare una posizione privilegiata nella corsa all’Oscar. Con Oceania, invece, si ha l’impressione di uno specchietto per le allodole in cui, in una confezione nuova, si esprimano gli stessi concetti presentati nelle ultime opere, con l’emancipazione femminile come vera tematica principale. In tal senso, la pellicola di Ron Clements e John Musker – registi di Aladdin e La Sirenetta, tra gli altri – è coerente con lo sviluppo disneyano della figura femminile, sempre più emancipata e indipendente dal principe, in questo caso totalmente assente e rimpiazzato da Maui (in originale doppiato da The Rock), creatura leggendaria con cui Vaiana stringe una forte amicizia.

Troppe canzoni concentrate nella prima parte, nessuna delle quali davvero memorabile, ma va detto che in tal senso il doppiaggio ha giocato un ruolo fondamentale perché, a conti fatti, la colonna sonora originale di Mark Mancina riesce a far respirare l’atmosfera evocata dalle immagini. Visivamente impeccabile – ma stupirebbe il contrario – il film pecca in sede di sceneggiatura, anche se, va detto, per un pubblico di piccini (piccine, soprattutto) si tratta di un prodotto di qualità elevata e dal successo assicurato, oltre che meritato. I più grandi, invece, rischiano di annoiarsi, confortati solo dalla luminosità degli ambienti e dalla figura della nonna, la migliore dell’opera, emozionante guida spirituale per la protagonista. La Disney esplora un territorio geograficamente inedito nelle sue favole, rimanendo fedele allo schema narrativo del musical che da sempre garantisce successo: il tempo dei capolavori è lontano, ma la qualità, comunque, non manca.

Voto: 2/4

Lorenzo Bianchi