PARTY GIRL di Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis (2014)

party girlEsce finalmente in sala la pellicola che ebbe l’onore di dare il via alle danze della sezione collaterale più importante del Festival di Cannes nella sua ultima edizione, Party Girl. Storicamente, tale sezione  era solita essere inaugurata da un grande nome del cinema ma quest’anno si è deciso di lasciare il ruolo di apri pista a tre giovani registi francesi ed esordienti che con il loro raccontano le vicende di Angelique, una signora di sessant’anni che, dopo aver passato una vita intera come ballerina in vari night club, ha trovato un uomo che le ha chiesto di sposarlo.

La piccola curiosità relativa al ruolo del film durante il festival di Cannes potrebbe passare inosservata, ma basta guardare il lavoro per capire che abbiamo di fronte ai nostri occhi un’opera sicuramente degna di nota, anche se piuttosto imperfetta. Lo spunto da cui il film prende le mosse sembra molto interessante e la volontà dei tre autori di mettere al centro del loro lavoro l’essere umano è dichiarata dallo stile della regia sempre vicinissima ai volti dei personaggi. Il cinema però è fatto soprattutto di immagini più che di parole ed è proprio su questo punto che risulta debole.

Infatti, dopo un’introduzione riuscita, in cui conosciamo la protagonista, il suo ambiente e iniziamo ad intuirne i problemi, il film si fa troppo didascalico, trascinandosi per più di un’ora senza grandi picchi emotivi, anzi, giocandosi anche qualche carta evitabile (in primis la scelta, poco originale, di introdurre una figlia lontana che torna dopo molto tempo). Verso la fine però la pellicola ritorna su binari più congeniali, regalando sequenze riuscite e svolte narrative ed emotive credibili e coerenti. Il tutto comunque non riesce a cancellare una sensazione di “già visto” che infastidisce la visione ma lascia sicuramente sperare bene per il futuro cinematografico dei giovani registi. 

Voto: 2/4