PROSSIMA FERMATA FRUITVALE STATION di Ryan Coogler (2013)

locandina-fruitvale-stationUn piccolo film indipendente, esordio alla regia del giovane Ryan Coogler, laureando in arti cinematografiche alla USC quando accadde l’inqualificabile fatto raccontato. Uno sguardo sull’America suburbana che non viene mai ritratta al cinema, su un sobborgo di Oakland, una delle città più pericolose degli Stati Uniti, a qualche fermata di BART (Bay Area Rapid Transict District, la metropolitana della Bay Area) dal centro di San Francisco.

Una storia tanto incredibile da sembrare assurda, impossibile, e che invece accadde davvero, la notte di Capodanno del 2009. Fermato insieme a degli amici per dei tafferugli su un convoglio della BART, Oscar Grant, disarmato, ventidue anni e una figlia di quattro che l’aspettava a casa della nonna, è stato prima immobilizzato faccia a terra e poi freddato alla schiena da una pallottola di un agente di sicurezza ferroviaria che aveva scambiato la propria pistola per il taser. Un errore di una stupidità madornale e la vita di Oscar defluisce lentamente dal buco nel polmone, tra l’incredulità dei passeggeri che filmano tutto con il telefonino. Due anni di prigione per l’agente, proprio grazie alle testimonianze dei presenti, le vite distrutte di una famiglia che non conta, come non contano tutti gli afroamericani che popolano le aree suburbane dimenticate dalle città.

 

Coogler ci presenta Oscar Grant (Michael B. Jordan), ci porta a familiarizzare con lui, a provare empatia per la sua storia sfortunata, come tante. Un passato di piccola delinquenza, il tentativo di riscatto sociale, la disoccupazione, le difficoltà economiche. Le sue relazioni: la compagna Sophina, la madre (il premio Oscar Octavia Spencer) e la nonna ancora presenti, la chiassosa famiglia messicana di lei, la figlia. Adorata da Oscar, che, innamorato perso, fa di tutto per farla sorridere. Per vederla felice.

È una sera di innocenti festeggiamenti, solo un salto all’Embarcadero di San Francisco per vedere i fuochi d’artificio: non ci sono soldi per fare le cose in grande, basta stare con gli amici, farsi due risate, dimenticare i problemi per una manciata di ore. Tutto quello che Oscar e Sophina chiedono alla vita è un po’ di normalità.

La regia di Coogler è pulita, senza fronzoli: ci accompagna nella quotidianità di Oscar che fa cose banalissime: porta la figlia all’asilo, telefona agli amici, manda un sms di auguri alla madre, organizza l’ultimo dell’anno. E proprio quando siamo entrati nel mondo di Oscar, quando ci siamo abituati alla serialità delle casette tutte uguali, alla routine scarna ma dignitosa del Fruitvale District, arriva il finale, brusco e terribile come un pugno alla bocca dello stomaco, a cui non si può e non si vuole credere.

Una storia come tante a East Oakland, una comunità black-ispanica come tutte, problematica ma estremamente vitale. Storie che accadono nell’America di oggi e che non dovrebbero mai accadere, in nessun luogo.

Voto: 3/4