QUARTET di Dustin Hoffman (2012)

QuartetQuartet, scelto per inaugurare la 30esima edizione del Torino Film Festival, è un film sbalorditivo, un mix esplosivo di sentimenti: candore, malinconia, humour, vitalità.

Alla veneranda età di 75 anni, il Premio Oscar Dustin Hoffman esordisce alla regia con un incantevole melodramma musicale che pone una importante riflessione di rara sensibilità, sul diventare vecchi e sulle conseguenze che questa condizione esistenziale arreca ad un gruppo di eccentrici artisti.

 

Il film, infatti, è ambientato a Beecham House, una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti in pensione, situata nella suggestiva campagna inglese. Hoffman mette in scena con mirabile maestria scenica la loro quotidianità.

In occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, la compagine di musicisti è impegnata nell’allestimento del tradizionale spettacolo celebrativo, quando nella movimentata dimora fa il suo ingresso in scena una nuova pensionante. Si tratta della diva della lirica Jean Horton (Maggie Smith), donna di gran classe, che rivoluzionerà le dinamiche relazionali e sentimentali della comunità.

Jean ritroverà a distanza di anni Reggie, il grande amore della sua vita (Tom Courtenay) e tenterà di riavvicinarsi a lui seppur lo scorrere del tempo sembra avere impietrito il cuore di entrambi.

Dustin Hoffman, è comprovato, è un attore straordinario, che ha saputo rendere molte delle sue interpretazioni indelebili nella memoria degli spettatori. Ma quello che non si sapeva era che avesse anche una innata predisposizione alla regia. Ciò che più colpisce di Quartet infatti è la calibrata e misurata direzione degli attori tra cui vere e proprie teste di serie come Maggie Smith, Michael Gambon, Billy Connolly, Pauline Collins.

L’opera si caratterizza inoltre per un dècor ordinato ed equilibrato che ben si amalgama con il solido script che porta la firma dell’esperto Ronald Harwood (sceneggiatore tra gli altri de Il pianista e Lo scafandro e la farfalla), pullulante di guizzi narrativi, dialoghi scoppiettanti e con un ritmo invidiabile.

Ma è la profonda vena nostalgica sull’inarrestabile corsa al tempo che passa ad innalzare, quella che potrebbe essere in apparenza solo una commedia ben riuscita, ma che è anche una magistrale lezione di regia, stile e recitazione. Fornitaci da un Signore che, nonostante il grandioso successo ottenuto, non ha mai smesso di manifestare il suo amore incommensurabile per la settima arte.

 

Voto: 3/4