REGRESSION di Alejandro Amenàbar (2015)

 

Mistero? Sì, ma quanto?

Da anni ormai siamo costantemente invasi da storie sull’occulto, riti satanici, eterno contrasto tra fede e scienza. Dunque dal nuovo film di Alejandro Amenabàr ci si aspettava di più. Invece Regression, l’ultimo thriller del regista spagnolo, non è all’altezza dei precedenti The Others o Mare Dentro.

 

Regression è stato presentato al Festival del Cinema di San Sebastián del 2015 e anche se ispirato a fatti realmente accaduti, quindi con una sorta di affidabilità di quanto avviene, non convince, ma comunque non si arrende a dare tutto per scontato e tenta spesso di confondere e crearsi un velo di mistero usando ambientazioni e atmosfere cupe in quella che poteva essere la periferia del Minnesota del 1990.

Un thriller che prova a diventare un blando horror facendo della menzogna e del fanatismo i suoi ingredienti primari. Regression si avvale di un buon ritmo nella fase iniziale, per poi però calare durante lo scorrere dei minuti nonostante la presenza di un ottimo cast che svolge egregiamente il proprio compito, ma non può fare altro: Ethan Hawke nel ruolo del detctive Kenner, agnostico e ossessionato dalla ricerca della verità, e Emma Watson in quello di Angela Gray, dipinta come la vittima inconsapevole di riti satanici e abusi sessuali da parte del padre.

Amenabàr cerca di fondere e confondere verità, menzogne e memorie represse portando lo spettatore su una strada che si vedrà obbligato a cambiare ripetute volte poiché ingannato. Il problema di fondo tuttavia, rimane quello di una storia che non regge e che si avvale di stratagemmi che rendono il tutto piuttosto macchinoso e mai pienamente intrigante e coinvolgente come dovrebbe.

Voto: 1,5/4