ROBOT & FRANK di Jake Schreier (2012)

RobotAndFrankPosterIl dibattito sull’intelligenza artificiale da anni occupa posti privilegiati nelle discussioni etiche. E cosa accadrebbe in un futuro prossimo in cui degli automi esteticamente poco evoluti (somiglianti ad un assemblamento dei primi pc) potessero fungere da bibliotecari e badanti? Il tutto si inserisce perfettamente nella storia di Frank (Frank Langella), un anziano ex scassinatore con gravi problemi di memoria, che viene affidato dal figlio Hunter (James Marsden) ad un robot. Frank non ci sta, vede lesa la sua autonomia e il suo orgoglio, ma dopo un periodo di convivenza forzata riesce anche ad affezionarsi al suo accompagnatore elettronico, che diventa suo complice nei bizzarri tentativi di conquistare la bibliotecaria di città (Susan Sarandon).

 

 

Premiato con l’Alfred P. Sloan al Sundance Festival, Robot&Frank è l’esordio alla regia di Jake Schreier, che decide di portare sullo schermo una storia bizzarra, apparentemente solo divertente, ma che nasconde dentro di sé alcuni messaggi importanti. Frank Langella è strepitoso nel ruolo del vecchio scorbutico, incapace di accettare il robot (e la sua vecchiaia) e allo stesso tempo capace di affezionarsi all’automa al punto da non poterne più fare a meno, in un sentimento forte che culmina nell’unico abbraccio di tutto il film. Infatti per lui il robot non sarà solo un badante e un domestico, ma diverrà un amico, la compagnia che i suoi figli non sanno e non vogliono dargli, testimonianza di una famiglia distrutta da una vita vissuta all’insegna delle rapine. Curioso come proprio le rapine, compiute assieme al robot, possano far riaffiorare alla mente di Frank il suo passato, con annesso senso di colpa e desiderio di rimettere a posto le cose. Quello che rende speciale il film è proprio la carica comica che la “strana coppia” riesce ad inscenare, con dialoghi al limite dell’assurdo e situazioni esilaranti che arricchiscono una trama ben congegnata. La riflessione sui robot e sul loro ruolo è d’obbligo, con una critica forte alla loro eventuale capacità di astrazione, ma è da evidenziare come il regista abbia posto l’accento più sulle relazioni umane che su questo aspetto. E sapere che l’automa sia riuscito a dare più affetto a Frank di quanto non abbia fatto la sua famiglia, la dice lunga anche sulla riflessione sui rapporti interpersonali. Per Schreier, dunque, si può decisamente parlare di “buona la prima”, e non si può che augurargli un futuro roseo, capace di divertire, trattando argomenti così seri e importanti.

 

Voto: 2,5/4