RUBY SPARKS di Jonathan Dayton e Valerie Faris (2012)

locandina-ruby-sparksA sei anni dal fortunatissimo esordio Little Miss Sunshine (vincitore, tra le altre cose, di due premi Oscar), torna la coppia registica Dayton-Faris, già sinonimo di commedia indie, con una nuova riflessione dolceamara sulla bizzarria dell’umanità contemporanea.

Ruby Sparks ha già potuto beneficiare della cornice di due importantissimi Festival del cinema, quello di Locarno e quello di Torino, ben accolto in entrambi i casi, in attesa del riscontro con il pubblico in sala.

Calvin (Paul Dano, già co-protagonista del film precedente nel ruolo di un adolescente muto per scelta) è alle prese con la sindrome della pagina bianca: dopo aver firmato un romanzo che l’ha reso giovanissimo idolo letterario, non riesce più a creare, per il dispiacere del suo agente che lo assilla. Introverso, serioso e diffidente, timoroso che la gente gli si avvicini solo per beneficiare del suo successo riflesso, vive con il cane Scottie e intrattiene gli unici rapporti sociali con il più concreto fratello maggiore e con uno strampalato psicanalista.

Superato improvvisamente il blocco dello scrittore, Calvin dà vita a Ruby Sparks, suo modello femminile ideale e protagonista della sua seconda opera, tanto realistica da comparire, in carne ed ossa, nella vita del ragazzo, con conseguenze ovviamente avventurose.

I toni da commedia intellettuale si mescolano qui a una riflessione di una certa profondità sull’alternanza tra realtà e desiderio fantastico. Con suggestioni quasi pirandelliane, Ruby non sa di essere un personaggio ed è inconsapevole del fatto che Calvin possa cambiare a piacimento i tratti del suo carattere, riscrivendone letteralmente i comportamenti meno graditi.

Se lo spunto non è originalissimo, il film funziona comunque grazie a un’ adeguata tenuta del ritmo, alla presenza di efficaci interpreti di contorno (Antonio Banderas nel ruolo del fricchettone marito della madre di Calvin, Eliott Gould in quello dello psicanalista, Steve Coogan è lo scrittore di successo mentore del giovane) e di situazioni divertenti.

La comicità lascia a tratti spazio anche al dramma profondo, quello di un ragazzo preda del proprio egocentrismo che non riesce a vivere una relazione normale perché non disposto a mettere in discussione se stesso, preferendo quindi la finzione di un rapporto creato su misura.

Il confronto tra i due protagonisti, Dano e la nipote d’arte Zoe Kazan (di quell’Elia che firmò capolavori come La valle dell’Eden), che è anche sceneggiatrice, beneficia di dialoghi efficaci che ben rendono le fasi alternanti che si attraversano generalmente all’interno di una coppia: dal cieco entusiasmo iniziale al desiderio, più o meno inconscio, di poter cambiare i difetti dell’altro per renderlo perfetto. Forse anche perché i due giovani attori sono compagni di lunga data nella vita, la loro interazione è fluida e naturale, a dispetto dell’elemento di artificialità fortemente presente a livello narrativo.

Ruby Sparks, pur non raggiungendo le vette di originalità, crudeltà e poesia di Little Miss Sunshine, è un’opera seconda che conferma il talento dei due registi nel raccontare l’eccezionalità del quotidiano, tracciando personaggi che riescono a mettere in scena, con leggerezza, manie e nevrosi comuni a tutti.

E per i più romantici, il film non tralascia di ricordare, con una certa insistenza, che l’amore è magia, perciò tutto può accadere e nulla deve stupire.

 

 

Voto: 2,5/4