SAVING MR. BANKS di John Lee Hancock (2013)

Locandina SavingChe Saving Mr. Banks non sia un film perfetto è evidente durante la visione. Per un motivo, principalmente: un’indigesta sequela di melensi flashback che distraggono dal cuore (o presunto tale) del film di John Lee Hancock, noto per aver condotto Sandra Bullock a vincere l’Oscar grazie alla performance nel film Blind Side, da lui diretto nel 2009. E il cuore del film sedimenta il rancore di Pamela Lyndon Travers, autrice del romanzo Mary Poppins – da cui la Disney ha tratto ispirazione per produrre l’omonimo (e indimenticato) film di Robert Stevenson con la gloriosa Julie Andrews – nei confronti di Mr. Walt Disney, da più d’un decennio innamorato delle pagine del romanzo dell’autrice (australiana ma naturalizzata britannica) e deciso a farne un’opera cinematografica. Assai dissimile, invero, dalle pagine della Travers: tanto era schietta e ruvida la Poppins del romanzo, quanto glassati e zuccherosi i metodi della sua controparte cinematografica – che poi, non è vero, ma non siamo di certo qui a fare processi a una romanziera purtroppo non più tra noi.

Emma Thompson interpreta superbamente la Travers, restìa per anni e anni a concedere i diritti della sua creatura in volo per Londra con un ombrello e una borsa zeppa di suppellettili, cianfrusaglie e oggetti miracolosi; Tom Hanks è un perfetto patron Disney, risoluto nel voler trasporre il romanzo al cinema, poiché profondamente legato alle vicende dei Banks, la disfunzionale famiglia che ingaggia Mary Poppins come tata dei piccoli Jane e Michael. La Travers viene «espatriata» a Los Angeles da Londra per due settimane, in modo da sistemare gli ultimi dettagli della preproduzione: il disastro è in arrivo, l’avversione della scrittrice nei riguardi del film in procinto di cominciare le riprese è totale, il contrasto con il papà di Topolino assoluto. Fino a quando i due arrivano a un accordo, che la Travers sottoscrive in un impeto nostalgico nei confronti della figura paterna prematuramente scomparsa e alla quale è sempre stata visceralmente legata, che nei flashback di cui sopra rivive grazie alle fattezze di Colin Farrell. Flashback che durano troppo, offuscano i duetti tra Thompson e Hanks e sono caratterizzati da una retorica di fondo che sciupa un po’ una pellicola meta-cinematografica gradevole, scritta con garbo e ricattatoria al punto giusto. Prodotta dalla Disney, non è scioccamente prona a creare altarini alla figura del suo creatore: Walt è più ambiguo e furbo di quanto si possa immaginare, e costituisce una figura dai molti coni d’ombra tra le poche, malignamente ambigue, della carriera di Hanks, noto fidanzatino d’America anche dopo i 50 anni.

E come si può dir male di un film che, anche se indirettamente, rievoca i momenti più belli e intensi di un capolavoro assoluto come Mary Poppins? Non si può, infatti. Soprattutto se c’è una strepitosa protagonista come la Thompson – che nel finale si concede in maniera totale, selvaggia, liberatoria – e un grande istrione come Hanks.

 

Voto: 2,5/4