SINGLE MA NON TROPPO di Christian Ditter (2016)

 

Cosa significa essere single a New York? E soprattutto: esiste un codice di comportamento da rispettare per assaporare a pieno la propria indipendenza sentimentale? 

Single ma non troppo (titolo originale How to Be Single), nuova commedia di Christian Ditter (French for beginners – Lezioni d’amore) e adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Liz Tuccillo (fra gli sceneggiatori della serie tv Sex and the City e co-autrice di La verità è che non gli piaci abbastanza) vede come protagonisti un gruppo di cuori solitari, ognuno dei quali ha scelto di ricorrere ad una precisa strategia di gioco per preservare o rimediare al proprio “status single”: Alice (Dakota Johnson, nota per il ruolo di protagonista in 50 sfumature di grigio) decide di interrompere la duratura relazione con il proprio fidanzato per sperimentare il brivido di una vita libera dai vincoli di coppia; sua sorella Meg (Leslie Mann), di professione ostetrica, è una donna matura che sceglie di ricorrere all’inseminazione artificiale per diventare madre; Robin (Rebel Wilson, Le amiche della sposa, Pitch Perfect e Pitch Perfect 2) è un’eccentrica e sfrenata party girl, votata indefessamente a bevute e avventure di una notte; Lucy (Alison Brie) crede ciecamente nella possibilità di conoscere il proprio principe azzurro tramite siti per incontri; Tom (Anders Holm) è un barista dongiovanni e orgoglioso del proprio appartamento anti-fidanzata.

Single ma non troppo sembra riportare in scena la Grande Mela spregiudicata e disinibita di Carrie Bradshaw e amiche, sebbene in una versione molto più bizzarra, volgare e grottesca, perfettamente incarnata dall’esuberante Rebel Wilson (l’unica peraltro capace di strappare qualche risata al pubblico grazie alla propria comicità consapevolmente trash).

Per quanto sotto alcuni aspetti il film riesca a distaccarsi dalla tradizionale commedia sentimentale al femminile, sia per il linguaggio talvolta scurrile, sia per l’assenza della canonica storia d’amore coronata dal lieto fine, esso si rivela molto meno saporito e scoppiettante di quanto ci si voglia far credere; anzi, la pellicola viene a mancare proprio là dove, fra sentimentalismo e comicità, sembra voler maggiormente porre l’attenzione: l’importanza primaria di conoscere se stessi e vivere serenamente la propria individualità.

Voto: 1/4

Viola Franchini