SKYFALL di Sam Mendes (2012)

James Bond è tornato. Alla grande. A quattro lunghissimi anni di distanza dal passo falso siglato con Quantum of Solace, Barbara Broccoli e Michael G. Wilson hanno fatto centro, ridefinendo un nuovo standard qualitativo per la saga dell’agente segreto più famoso (ed amato) della storia del cinema. Lo sforzo produttivo, teso a creare una pellicola densa di riferimenti alla tradizione ma allo stesso tempo proiettata verso il futuro, è suggellato da un gruppo di collaboratori di prim’ordine, alla cui guida c’è il regista Sam Mendes. Dichiaratamente fan di 007, già in una sequenza del suo capolavoro American Beauty, in cui Kevin Spacey dialoga in auto con la moglie Annette Bening, gli aveva reso omaggio.

Con lo straordinario contributo di Thomas Newman, autore dell’incalzante colonna sonora che non fa rimpiangere gli score di John Barry, e di Roger Deakins, direttore della fotografia superiore a qualsiasi elogio, Mendes, nell’anno del 50° anniversario dall’uscita di Licenza di uccidere (primo film della saga), dirige una pellicola in mirabile equilibrio tra passato e presente, di grande impatto emotivo sia per i fan più accaniti, sia per coloro che si avvicinano per la prima volta a 007, coniugando alla perfezione atmosfere old-style di rara suggestione e mirati riferimenti alla contemporaneità. Aggiorna il mito senza stravolgerlo. Perché, in definitiva, Skyfall è un gran film d’autore.

Fin dai titoli di testa del geniale Daniel Kleinman, che scorrono sulle avvolgenti note della title-track cantata da Adele, si percepisce il raggiungimento di una maturità artistica sconosciuta agli episodi precedenti: le figure stilizzate che si muovono sullo schermo, suggerendo un’atmosfera cupa e tenebrosa giocata sui contrasti tra bianco, nero e rosso, sono il preambolo di una pellicola in cui le emozioni forti di certo non mancano. Daniel Craig, ormai perfettamente a suo agio nella parte, nell’ottica di un avvicinamento filologicamente corretto dei tratti caratteriali del personaggio attuale a quelli del personaggio degli esordi interpretato da Sean Connery, incarna il prototipo della spia moderna, dura e spigolosa, non rinunciando (finalmente) a quelle parentesi ironiche che da sempre distinguono i film di James Bond.

Skyfall, con un respiro cinematografico mai raggiunto dai titoli che l’hanno preceduto, è un viaggio alle origini del lato oscuro di ciascuno dei protagonisti, in cui tutti dovranno combattere i fantasmi di un ineluttabile passato, rimosso ma mai dimenticato. I nemici non sono più folli organizzazioni criminali alla conquista del mondo, bensì singoli individui che sfuggono nell’ombra. Impossibile non citare Javier Bardem che cesella uno dei villain più memorabili di sempre, calandosi in un personaggio dal fascino ambiguo e sofisticato, la cui presenza scenica difficilmente può essere dimenticata.

Perfettamente calato nella contemporaneità, il film restituisce un senso di minaccia incombente in cui la dicotomia buoni/cattivi non presenta una netta distinzione, ma ha i contorni sfumati come accade nella trilogia su Batman ad opera di Christopher Nolan (anch’egli noto appassionato di James Bond). Tra rimandi ad altri film della saga, che hanno il pregio di non scadere in uno sterile intento citazionistico, scene d’azione magistralmente dirette, ed intensi approfondimenti psicologici sui personaggi, Skyfall appassiona dal primo all’ultimo minuto, divenendo già un classico tra i Bond movie.

James Bond will return.

Il mito non muore mai. 

 

                                                                                     Voto: 3,5/4