SMASHED di James Ponsoldt (2012)

Kate e Charlie, marito e moglie, sono giovani, innamorati e felici. O almeno così sembra: maestra elementare lei, giornalista musicale lui, passano tutte le serate a divertirsi nei locali e con gli amici. E bevono, fino allo sfinimento. Finché Kate capisce che il controllo della sua vita comincia a sfuggirle di mano e decide di partecipare a un incontro di anonimi alcolisti. È solo l’inizio di un percorso lungo e travagliato nel tentativo di uscire dalla spirale del bere, per cui il prezzo da pagare sarà molto alto. Diretto dal regista (nonché critico cinematografico) James Ponsoldt, un figlio del Sundance Film Festival, Smashed sta esattamente a metà tra commedia e dramma. Il film è inserito nella sezione Rapporto confidenziale del 30° Torino Film Festival.

Più che raccontare il problema dell’alcolismo come male sociale e focalizzarsi sugli aspetti più crudi ed emozionali della dipendenza, come hanno fatto i capisaldi di questo sottogenere (ricordiamo almeno due classici come Giorni perduti e I giorni del vino e delle rose), all’autore interessa il percorso personale di Kate, bel personaggio con cui è difficile non entrare in empatia. Intelligente e in gamba, legata al marito da un amore raro e assoluto, non ha nessun vero motivo per giustificare il superamento del limite tra svago e alcolismo: il punto è che, purtroppo la vita non segue mai percorsi prestabiliti e “amare è solo la parte più facile. È il resto che è difficile”. Grazie all’ironia che percorre tutto il film, non può che suscitarci il sorriso vederla vagare in bicicletta ubriaca, farsi la pipì addosso e svegliarsi all’alba sul ciglio della strada. Eppure, alla fine, c’è ben poco da ridere.

Il film di Ponsoldt suscita impressioni contrastanti. La prima è che la storia raccontata non sia poi così interessante: è come se il regista tentasse di fare un cinema realistico in chiave dolceamara vicino a quello, per intenderci, di Jason Reitman, ma senza avere la potenza e la profondità delle sue storie. È indubbio, però che il film scorra leggero e gradevole, anche nei momenti più duri, e che la direzione degli attori sia ineccepibile. Ottima, in particolare, l’interpretazione di Mary Elizabeth Winstead (Scott Pilgrim vs the World) nei panni della protagonista: una che potrebbe diventare una delle nuove stelle del cinema indipendente made in Usa.

Voto: 2,5/4