SOLO DIO PERDONA di Nicolas Winding Refn (2013)

only-god-forgives-posterSolo Dio perdona ha nettamente diviso la critica all’ultimo Festival di Cannes, dove è stato presentato in concorso, e adesso si prepara a far discutere anche il pubblico italiano. Per questo vi proponiamo due recensioni, differenti nel giudizio.

 

UN TAVOLO A CUI MANCA UNA GAMBA (scritta da Andrea Pesoli)

 

 

Epici protagonisti solitari. Questa potrebbe essere la chiave di lettura di tutto il cinema firmato da Nicolas Winding Refn. Il cineasta danese ha fin qui messo in scena storie di vario genere accomunate però dagli indimenticabili personaggi principali: solo per citare gli ultimi tre esempi, restano impressi il Charles Bronson di Tom Hardy, il One Eye di Mads Mikkelsen e il Driver di Ryan Gosling. Con il suo ultimo film Solo Dio perdona (presentato in concorso a Cannes), Refn però stupisce tutti: nonostante l’attore copertina sia ancora il divo Gosling, il vero protagonista è il semisconosciuto interprete tailandese Vithaya Pansringarm. Completano il cast Kristin Scott Thomas, Yayaying Rhatha Phongam e Tom Burke.

 

Membro di una potente famiglia criminale, Julian (Gosling) gestisce un club di pugilato in Tailandia, copertura per il traffico di droga. Quando suo fratello maggiore uccide una prostituta, le autorità si affidano al poliziotto in pensione Chang (Pansringarm), che opera basandosi su un’idea di giustizia molto personale: occhio per occhio, dente per dente. La madre dei due fratelli (Scott Thomas) arriva in Asia sia per recuperare la salma del figlio defunto, sia per consumare a tutti i costi una feroce vendetta.

In Solo Dio perdona il regista si affida ancora una volta ai suoi capisaldi cinematografici: un’immagine iper-curata, una colonna sonora di centrale importanza e una sceneggiatura in cui i dialoghi sono dei superflui rumori di fondo. A differenza dal resto della sua filmografia, questa volta Winding Refn sembra aver costruito però un tavolo a cui manca una gamba: la trama non coinvolge mai appieno lo spettatore, che si trascina stancamente fino a un finale divenuto quasi agognato.

Nonostante il plot molto debole, tutta l’arte immaginifica che trasuda da ogni gioco di luce, basta per rendere il film un esempio di capacità stilistiche. I neon, le luci e soprattutto le ombre sono studiati in ogni minimo dettaglio. Il direttore della fotografia Larry Smith (già addetto alle luci in Eyes Wide Shut di Kubrick) dimostra di essere un collaboratore estremamente prezioso. Così come Cliff Martinez, guru delle colonne sonore (tra cui la più recente è quella riuscitissima di Spring Breakers), capace di stravolgere il crudo andamento dei fatti con un accompagnamento musicale dolce e tipicamente asiatico.

Grandissima interpretazione è quella di Kristin Scot Thomas, insuperabile madre iraconda e ingombrante. Ma la vera protagonista è Bangkok e Chang/Pansringarm ne è solo la mano più violenta. Il personaggio è un cattivo senza passato, spietato ed enigmatico. Un poliziotto che ha nella sua spada lo strumento per applicare il giudizio divino.

No, nemmeno Dio perdona.

 

Voto: 2,5/4

 

 

IL CINEMA COME (INGENUO?) UNICO PUNTO DI FORZA (scritta da Andrea Chimento)

 

Non è facile provare a difendere un film come Solo Dio Perdona.
Non è facile spiegare perché sia un film, comunque, notevole. Nonostante tutto.
Una trama inesistente, ridotta all’osso, banale, ridondante, telefonata. Una storia di vendetta come tante, ambientata ai giorni nostri a Bangkok.
Eppure non si può smontare frettolosamente una pellicola di questo tipo.

Solo Dio perdona è un film notturno, glaciale, illuminato unicamente dalle luci al neon (spesso di colore rossastro) dei locali e dai tenui lampioni della metropoli thailandese.
Nicolas Winding Refn si conferma uno dei migliori metteur en scène del cinema europeo contemporaneo: la sua è un’ennesima lezione di regia, di tempi di montaggio, di movimenti rallentati di una macchina da presa sempre alla ricerca di una via di fuga, apparentemente, impossibile per i personaggi in scena.

Il talento del danese (già mostrato ampiamente, in particolare, nei precedenti Valhalla Rising e Drive) viene ancora più allo scoperto in Solo Dio perdona, sperimentale concerto audiovisivo dove suoni e immagini danzano mano nella mano, fermati soltanto da rumori intensi e violenti, dal sapore lynchiano, che accrescono l’inquietudine e l’angoscia di una visione tutt’altro che rilassante.
Diversi i fischi al termine della proiezione stampa al Festival di Cannes, comprensibili ma ben poco rispettosi verso un film che fa (ingenuamente?) del Cinema il suo unico punto di forza.
Nel cast, Ryan Gosling è meno efficace del solito, mentre è da segnalare l’ottima performance di Kristin Scott Thomas, in panni molto diversi da quelli a cui siamo abituati a vederla ultimamente.

 

Voto: 3/4