SPAGHETTI STORY di Ciro De Caro (2013)

locandina-spaghetti-storyValerio è un aspirante attore che si muove tra mille provini. Il suo amico Scheggia è un pusher che sembra già certo del suo futuro. Sua sorella Giovanna è una fisioterapista che sogna di lavorare come chef. La sua ragazza Serena è ancora studentessa ma già pianifica una famiglia insieme a Valerio. Dopo essere stato presentato in vari festival internazionali (Hong Kong, Mosca, Reykjavik), dove ha ricevuto premi e consensi unanimi, arriva nelle sale italiane l’opera prima del regista Ciro De Caro, una pellicola low budget indipendente e girata in soli 11 giorni di riprese.

Spaghetti Story racconta con humor e intelligenza i problemi di quattro ragazzi dell’Italia di oggi, alle prese con l’attuale crisi economica. Ambientato in una Roma più periferica che grande metropoli, il film riesce con la giusta dose d’ironia a tratteggiare un affresco generazionale divertente ma efficace, dove tutti i personaggi combattono per i loro sogni ed obbiettivi nonostante il contesto sociale ed economico remi loro contro.

 

Tutti i personaggi cercano disperatamente di crearsi un futuro, lottando costantemente con le difficoltà quotidiane: Valerio, attore in cerca di successo, sta cercando il ruolo della svolta e pare immaturo fregarsene della sua situazione economica, nonostante le sollecitazioni di amici e parenti. Incapace di crescere e cieco nel vedere la prospettiva di un presente prossimo, si fa aiutare da sua sorella Giovanna che, nonostante abbia lavoro stabile e un sogno da realizzare, è costretta a cedere sempre soldi al fratello disoccupato. Valerio non riesce neanche garantire una vita migliore alla sua fidanzata Serena, che pure sogna già casa e bambini.

Paradossalmente il personaggio messo meglio pare quello che naviga nell’illegalità (ma il film evita con grande maestria di fare atti d’accusa), cioè Scheggia, pusher dei dintorni romani che ha trovato una sua stabilità.

 

Interessante notare il particolare lavoro sul montaggio che viene contraddistinto da stacchi veloci anche nelle singole scene, come a sottolineare un’urgenza nel narrare filmico. Ma l’aspetto che più sorprende di Spaghetti Story, oltre a una regia precisa e a una messa in scena curata seppur acerba in qualche momento, è il suo essere ancorato al paese e al contesto che racconta; e lo fa senza alcuna egoistica ambizione, ma con grande onestà narrativa e leggerezza nel tono e sopratutto con un trattamento dei personaggi principali originale e necessario. Tutti i protagonisti non restano loro stessi, sono consci dei loro limiti ma anche delle loro possibilità e affrontano la vita, agendo e spronando gli altri a fare altrettanto, non limitandosi ad accontentarsi della mediocrità loro e di un paese intero.

 

Se recentemente nei cinema italiani abbiamo visto film come L’intrepido e L’ultima ruota del carro, dove era presente un’elegia all’italiano medio e ai suoi pregi nonostante tutto, con Spaghetti Story le cose sono diverse: bisogna continuare a lottare, a costruirsi un avvenire più limpido e a non prendere solo quello che ci viene dato, ringraziando in silenzio.

 

Non si voglia caricare un piccolo grande film come Spaghetti Story di responsabilità enormi, ma pare chiaro che la nostra produzione debba partire da questo tipo di storie e da questo modo di raccontarle per rivitalizzare una volta per tutte quel malato in coma terminale che un tempo ci piaceva tanto chiamare cinema italiano.

Voto: 3/4